Allarme di BMW sui conti 2008

Discussione in 'Notizie Panorama Automobilistico' iniziata da Deltaoscar, 12 Agosto 2008.

  1. Bmw, la prima casa automobilistica del mondo nel settore dei veicoli di lusso, è stata costretta a rivedere al ribasso le stime per il 2008, complice un crollo della domanda negli Stati Uniti.
    L'annuncio giunge mentre finora le società produttrici di utilitarie sono riuscite a cavalcare con successo la crescita nei Paesi emergenti.
    Nel secondo trimestre la società bavarese ha registrato un calo dei profitti pretasse del 44% annuo a 602 milioni di euro. Il risultato è pessimo e ha sorpreso gli analisti finanziari.
    La decisione della società bavarese giunge dopo che la settimana scorsa anche Daimler era stata costretta a rivedere al ribasso le sue stime per il 2008.
    Bmw sta soffrendo in modo particolare della situazione negli Stati Uniti, il suo più importante mercato: oltre Atlantico crolla il prezzo delle automobili usate, precedentemente offerte in leasing; calano le vendite di veicoli nuovi; aumenta il numero dei clienti che non sono in grado di pagare il mutuo per l'acquisto dell'auto.
    "Ci aspettiamo che il 2009 sia un altro anno difficile" ha preannunciato il presidente della società. Norbert Reithofer ha annnunciato che Bmw vuole ridurre la produzione di almeno 20mila unità; aumentare i prezzi per compensare gli incrementi delle materie prime (+65% l'acciaio in un anno); e trasferire verso altri mercati auto prodotte negli Stati Uniti ma rimaste invendute.
    "L'aumento del prezzo del petrolio e delle materie prime, la debolezza del dollaro, la crisi finanziaria internazionale e il rallentamento economico americano hanno reso la situazione significativamente più difficile", ha riassunto Bmw, che appena qualche mese fa aveva annunciato ottomila esuberi per far fronte alle prime avversità.
    La situazione di Bmw e di Daimler contrasta nettamente con i buoni risultati annunciati per esempio da Wolkswagen o da Fiat. Specializzate nella produzione di utilitarie queste società hanno potuto approfittare finora della crescita dei mercati emergenti.
    Viceversa, negli Stati Uniti, le vendite di auto nuove sono calate del 10% nei primi sei mesi dell'anno.

    Fonte Il Sole 24 Ore
     
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  3. be in effetti con questa crisi chi è che si compra un X5 con un 3000??? uno meglio prende una Punto 1.4 che cammina e consuma di meno! vediamo l Alfa cosa farà in America.....
     
  4. Comunque dovete vedere come il reparto marketing della BMW sta cambiando tattica. .:blink:.
    Ho ricevuto dalla Bmw Italia un bel catalogo personalizzato a nome mio della nuova serie 3 con tanto di sito internet da registrarmi per andare a provarla il 20/21 settembre e partecipare al corso di guida BMW Motorsport Academy.
    E bravi, la concorrenza si stà organizzando al meglio .:blink:.
     
  5. ...se non cambia qualcosa nel panorama mondiale la vedo dura...per tutte...
     
  6. Quoto a Bestia!!
    Per fare un esempio, nella mia zona una delle più prestigiose conce BMW chiude i battenti, e anche l'unica concessionaria Alfa a Firenze, dove ho preso la mia.
     
  7. Gia gia..........in Italia poi si è cercato di porre rimedio, incentivi alla rottamazione, ora limitazioni a tutto spiano per euro 0 e 1 con incentivi a destra e a manca, ma se non ci sono soldi che girano, per la maggioranza intendo perché per alcuni si sperperano, il problema diverrà sempre più preoccupante, gente che conosco ha rottamato l'euro 0 per la bici e l'autobus :mad:
    Il problema maggiore è che questa crisi generale non colpisce solo il settore automotive ma tutti i beni di consumo, poi ci meravigliamo del fatto che i Cinesi vendono il loro prodotto e il loro mercato è in crescita.......è la conseguenza di una condizione...........
     
  8. Come dici tu sono pagliativi...la crisi ed il caro- carbolubrificanti...i costi di produzione sempre più elevati...l'indotto marketing/pubblicitario sempre più costoso...questi sono i problemi seri di tutti i settori, non solo quello automobilistico.
     
  9. Verissimo, il problema è che questo porta inevitabilmente ad un ridimensionamento delle aziende, ad un'economicizzazione del prodotto per ottenere alla fine un prezzo paritetico o quasi a prima, isomma se non posso aumentare il prezzo diminuisco i costi.
    Questo non è positivo inquanto molti utili dovrebbero essere investiti in ricerca e sviluppo, tecnologie che poi non possono essere prodotte per il costo e quindi il prezzo finale...........ora è meglio copiare, costa di meno ma non c'è più crescita..... :decoccio:
     
  10. QUEI COSTI (IN)VISIBILI DELL'EFFETTO FISCO

    L'Inflazione non è un problema per chi riesce a riproporzionare le proprie entrate all'aumento del costo della vita: così scriveva John Kenneth Galbraith nel 1958 nel suo libro sulla società del benessere.
    Non aveva considerato l'esistenza di un'entità che aumenta le proprie entrate ben al di là dell'inflazione. Si tratta del sistema fiscale, tanto con le imposte sui consumi (Accise e Iva su prodotti energetici) quanto con l'imposizione diretta progressiva che tassa i maggiori redditi nominali con aliquote più elevate, a suo tempo pensate in funzione di una capacità contributiva che tale non è più per la perdita del potere di acquisto della moneta. (concetto di importanza fondamentale)

    Si tratta dell'effetto Fiscal Drag, che il legislatore ha volutamente ignorato anche in considerazione della più ridotta perdita del potere d'acquisto.
    Ma se gli importi posti a base degli scaglioni di aliquote, deduzioni e detrazioni non vengono più aggiornati per parecchi anni e a maggior ragione quando l'inflazione riprende la sua corsa, il danno per i cittadini, depauperato dal maggior costo della vita, diventa ancor più grave con la crescita del prelievo fiscale al di là di qualsiasi logica di capacità contributiva.

    Ad esempio il nostro paese confina con la Francia, che da sempre ha il sistema più rispettoso della capacità contributiva (basato sul coefficiente familiare) secondo cui le imposte si pagano sul reddito complessivo della famiglia, ma con l'aliquota corrispondente al rapporto tra questo reddito e il numero dei componenti del nucleo.
    Quindi parlando solo a livello fiscale, si dovrebbe porre mano alla logica dell'Irpef e alla corretta considerazione della capacità contributiva del nucleo familiare alla luce del peso dell'inflazione.
     
  11. C'è da dire che da un certo livello di macchine in poi le "aziendali" e le "partita iva" diventano maggioritarie rispetto all'acquisto per uso privato inoltre è molto facile per l'artigiano o il professionista scaricare gli aumenti sui clienti finali.

    :decoccio: