Biocarburanti, un potenziale che stenta a decollare

Discussione in 'Ecologia' iniziata da Deltaoscar, 28 Settembre 2008.

  1. In Italia i biocarburanti non decollano. E la ragione è che a oggi i costi sono più alti dei benefici: i vantaggi ambientali infatti sono nulli, mentre il costo della loro produzione rimane più alto di quello del petrolio. È quanto afferma lo studio «I biocarburanti in Italia. Opportunità e costi», commissionato a Nomisma Energia dall'Unione petrolifera e presentato oggi a Roma.

    I dati presentati sui consumi di biocarburanti, del resto, sono poco incoraggianti: attualmente si attestano al 2,3% dei consumi mondiali di carburanti e, stando alla relazione, nella migliore delle ipotesi, potranno arrivare nel 2020 a coprire il 6% del totale. I Paesi che hanno registrato le migliori performance, secondo Nomisma, sono il Brasile e gli Stati Uniti. Grazie alle forti eccedenze agricole e alle politiche di incentivazione pubblica questi Paesi sono arrivati a coprire circa il 92% della produzione di biotenolo e l'11% di biodisel. Più indietro, invece, l'Europa dove si è scelta un'altra strada: fissando obiettivi di medio termine che per il 2010 si attestano al 5,75% (anche se stando alla direttiva 2003/30/CE questo risultato sarà spostato al 2015) per arrivare al 10% del 2020. Valori che, prevedibilmente, sarà difficile raggiungire. A maggior ragione in Italia.

    Le ragioni? Secondo il direttore generale di Unione petrolifera Piero De Simone: «Occorrono regole e tempi chiari. I decisori dovrebbero fare un'analisi preventiva costi-benefici anche perchè attualmente i biocarburanti sono ancora più cari del petrolio. Bisogna evitare – ha aggiunto - che sia il consumatore a sopportare gli oneri aggiuntivi di una loro introduzione». Nel Belpaese, per raggiungere il target prefissato del 5,75% si è deciso di procedere per gradi: con la legge finanziaria del 2007 che ha imposto l'obbligo dell'1% nel 2007 e del 2% nel 2008, e con quella di quest'anno che prevede il raggiungimento del 3% nel 2009. Per arrivare agli obiettivi stabiliti da Bruxelles per il 2010, servirebbero 2,1 milioni di ettari di superficie agricola, a fronte di un potenziale teorico di 0,6 milioni. Ciò comporterebbe un massiccio ricorso alle importazioni che di fatto annullerebbe qualsiasi vantaggio ambientale derivante dalla riduzione di emissione di Co2.

    Dal punto di vista economico, poi, per scongiurare l'aumento dei prezzi delle commodities alimentari (che potrebbe derivare dall'utilizzo di cereali come il mais per la produzione di biocarbutanti), lo studio rilancia l'utilizzo di biorcarburanti di seconda e terza generazione attraverso l'utilizzo della cellulosa delle piante o il tessuto oleoso delle alghe che non impattano con le produzioni alimentari. Il tutto ovviamentte richiederà lo sviluppo di nuove tecnologie realizzabili però solo nei prossimi anni.


    Fonte Il Sole 24Ore
     
  2. se tutti in Italia coltivano piantagioni per biocarburanti poi in grano, l orzo e l avena chi li coltiva?? ci dobbiamo ricordare anche di questo!!! o dobbiamo ricorrere al import annullando tutti i benefici??:decoccio:
     
  3. Mah, i biocarburanti sono un'utopia secondo me se vista come produzione da coltivazioni, piuttosto vedrei nello spirito ecologico/economico interessante il recupero di rifiuti speciali come gli oli da frittura dei ristoranti e altro, come integrazione ai normali derivati dal petrolio, penso che la percentuale posaa essere interessante e con costi non proibitivi, anzi proprio dallo scarto ricavare l'integrazione all'energia potrebbe essere un bel colpo.......chiaro che bisogna vedere anche l'impatto ambientale di queste soluzioni e chi dovrebbe occuparsene. :rolleyes:
     
  4. straquoto. io sarò credo uno di quelli che potrebbe occuparsene..
    Avrei voluto seguire un corso della specialistica della mia facoltà che si chiama sistemi energetici e si parla anche di questo, però purtroppo coincide con un altro corso quindi mi è impossibile seguirlo. Però leggendo le dispense e parlando con più di un prof di questo argomento le conclusioni sono piuttosto semplici.
    Non è possibile soddisfare il fabbisogno di carburante con il biocarburante altrimente bisognerebbe coltivare mezzo mondo a colture intensive...Il problema è che la resa di queste piante usate per produrre biocarburante è bassissima, nell'ordine del 20%circa, ultimamente sono state modificate geneticamente grazie allo svilupo delle biotecnologie come il miscanto ma qui sorgono altri problemi.
    Visto lo sviluppo di paesi emergenti e l'aumento della popolazione mondiale la richiesta di mais/riso ed altri alimenti basilari sono in forte aumento, la fame del mondo fa un milione di vittime l'anno, non è moralmente giusto coltivare centinaia di ettari per brodurre biocarburanti quando potrebbero essere coltivati a mais ecc. Secondo problema: la biodiversità ... già abbiamo distrutto con le piantagioni di tabacco, te, banane,cacao, e chi più ne ha più ne metta, ecosistemi unici al mondo, se lo dobbiamo fare anche per questo...
    altro problema è il rapporto energia input/energia output... se il gioco vale la candela, cioè quanta energia ( e denaro)ci vuole per produrre tot carburante ( energia e denaro), spesso si va in perdita se la coltivazione non è enorme.
    Il futuro dei carburanti è altro...
    Il biogas (metano)invece , quello dato dalla fermentazione di composti organici ( batteri fermentati che utilizzano composti organici come accettori di elettroni per produrre energia sotto forma ti ATP, in questo caso anaerobi) può essere un modo per riciclare i rifiuti del cosiddetto "umido". già in parecchie città questo sisstema è usato.Inoltre è un modo per pareggiare il bilancio di CO2 prodotto e poi fissato dalle piante, quando si bruciano invece dei combusibili fossili il bilancio è purtroppo enormemente sfavorevole.
    Il biocarburante per ora può essere un buon elemento di "complemento" al diesel (biodiesel) o alla benzina ( etanolo ricavato dalla fermentazione di barbabietole ecc) , visto che miscele al 70-80% di diesel o benzina + il restante di biocarburante possono essere usate se non mi sbaglio su motori di ultima generazione.
    spero di essere stato chiaro .:blink:.
     
  5. E bravo al laureando : good . : grazie per il chiarimento....
    Comunque speriamo che questi sistemi alternativi di produzione del carburante non vengano come al solito insabbiati dai potenti soggetti petroliferi perchè intaccano i loro interessi economici...:mad:
     
  6. eheh tra 20 anni avranno poco da fare i potenti gli "ex" petroliferi, visto l'aumento esponenziale di richiesta energetica di alcunipaesi in via di sviluppo ( in primis cina e india) non durerà ancora tanto il petrolio...
     
  7. C'e' da tenere presente che l'Italia e'geograficamente piccola come territorio contrariamente al Brasile dove le coltivazioni (e la produzione di biomasse)avvengono in un territorio grandissimo.A mio parere saremo sempre svantaggiati e costretti a dover comperare l'energia "fuori",motivo per cui prenderanno piede molto molto tardi.
     
  8. Già viene usato al 7% nel carburante diesel normale dall AGIP il biodiesel! Ma questi carburanti non producono più morchie rispetto al normale ??
     
  9. Ho capito, vi ringrazio per la condivisione.