La storia nascosta di Nicola Romeo, fondatore dell' Alfa

toro1982

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Vi siete mai chiesti perchè l'Alfa si chiama Romeo??
Il perchè sta nel fatto che un imprenditore napoletano, precisamente di Sant'Antimo, l'ing. Nicola Romeo, acquistò l'Alfa, che era un'azienda automobilistica fallimentare, fecendola diventare quella che è adesso.
Ancora risuonano le storiche parole di Henry Ford che disse, agli inizi del '900: "quando passa un' Alfa Romeo mi tolgo il cappello".
Ma nessuno invece è a conoscenza di un'altra storia! Una storia che include in se tutta la "tragedia" che il Sud vive dal giorno in cui fu annesso al Regno d'Italia.
E questa storia si inserisce anche e prepotentemente nella famosa frase del primo governatore della banca d'italia, Carlo Brombini, che nel 1862 affermò: "il Mezzogiorno non dovrà più essere in grado di intraprendere".
Grazie ad uno studioso, Carmine De Marco, autore del libro "La conquista e la colonizzazione del Meridione d’Italia", è emerso il motivo per cui un imprenditore napoletano decise di acquistare un'azienda fallita. Più che per libera scelta, infatti, fu costretto...
Di seguito riporto il testo di un'intervista a Carmine De Marco di Angelo Picariello che è tratto da una testimonianza di un erede dell'ing. Nicola Romeo:
«La vicenda emblematica di come l’industria meridionale, fiorente fino a 150 anni fa, in special modo quella metalmeccanica, già da mezzo secolo fosse stata abbandonata a sé stessa per privilegiare quella del Nord. L’ingegner Nicola Romeo, ricordiamolo, era un geniale imprenditore metalmeccanico che aveva diversi, importanti stabilimenti nella zona Napoli. Licenziatario per la costruzione di camioncini di trasporto truppe della francese Darracq, allo scoppio della Prima guerra offrì allo Stato italiano il suo prodotto a prezzo vantaggioso, ma si sentì rispondere che esso acquistava solo prodotto nazionale. Cioè del Nord. Così accettò di rilevare l’A.L.F.A (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), che aveva i suoi stabilimenti a Portello, presso Milano, ed era in liquidazione. Finita la guerra, nel 1918, fu inizialmente cambiato il nome della società in "Società Anonima Ing. Nicola Romeo e Co.", e al termine di una lunga vertenza con i vecchi proprietari dell’Alfa, non cambio lo scudetto, ma lasciò il biscione milanese. E tutti oggi si lamentano per l’Alfa-Sud di Pomigliano, poi passata alla Fiat, "regalata" ai meridionali "sfaticati" dai generosi industriali settentrionali».



PS: L'articolo è tratto dal libro di Carmine De Marco "La conquista e la colonizzazione del Meridione d’Italia", quindi lungi da me che qualcuno creda che abbia usato un tono polemico o altro, non è farina del mio sacco, l'ho solo incollato quà, a conoscenza di noi tutti amanti del biscione per aprire un interessante post su cui discutere, un saluto a tutti! :decoccio:
 

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Ottimo post Toro, aggiungo un altro link: Cuori Alfisti, sul quale potete trovare molte risposte alle vostre domande: Cuori Alfisti - storia

da sempre i crucchi maledetti bastardi volevano l'Alfa Romeo, vi posto questo passo: "il duello epico e infinito con la concorrenza tedesca è più antico di quanto si creda"

Ugo Gobbato, l'uomo che aveva salvato l'Alfa Romeo dalla requisizione di tutte le materie prime da parte dei tedeschi, viene accusato di collaborazionismo col fascismo. Assolto per ben due volte dal tribunale del Comitato di Liberazione Nazionale, viene assassinato, tre giorni dopo la liberazione di Milano, da due persone che lo conoscono, armate l'una con un fucile militare, l'altra con un fucile da caccia, che scendono da una Lancia Augusta blu e poi fuggono: è il 28 aprile 1945. Alla fine del maggio 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale nomina l'ing. Pasquale Gallo alla carica di commissario dell'Alfa Romeo. E' a cavallo tra giugno e luglio 1945 che negli stabilimenti parzialmente riattivati riprende la produzione. Manca tutto: officine, materiali, componenti. Non potendo fabbricare altro, gli ottomila dipendenti del Portello, dopo aver dato una mano a sgomberare 16.000 metri cubi di macerie, costruiscono cucine elettriche, mobili metallici, infissi e saracinesche. Ma tra mille problemi, in quel difficile 1945, si riescono tuttavia ad assemblare 2 autotelai di "6C 2500 Sport". L'attività automobilistica riprende con una certa continuità soltanto nel 1946, facendo gareggiare le "158" salvate dalle macerie e tornando a costruire le "6C 2500" d'anteguerra tramite l'utilizzo delle parti rimaste in abbondanza nei magazzini decentrati e tramite l'aggiornamento dei modelli in pochi particolari: continuano così ad essere prodotte le "6C 2500 Sport Lungo" (nuova denominazione delle "6C 2500 Turismo"), le "6C 2500 Sport Freccia d'Oro" (nuovo nome della versione "Sport", caratterizzata da una modifica dell'autotelaio che vede ora il comando del cambio collocato sotto al volante e vede anche l'arrivo di una carrozzeria con ossatura in acciaio saldata al telaio; la potenza scende da 95 a 90 cv), le "6C 2500 Super Sport" (che nel 1947 ricevono, come anche per le "Sport Lungo", qualche piccola variazione nell'allestimento delle carrozzerie).

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Grazie per il contributo, molto interessante il link! :)
 

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