L'Alfa Romeo e la Polizia Penitenziaria

Discussione in 'Alfa delle forze dell'ordine' iniziata da AUDACE, 5 Febbraio 2010.

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  1. #1AUDACE,5 Febbraio 2010
    Ultima modifica: 8 Febbraio 2010
    La sicurezza all’interno degli istituti penitenziari è il requisito che consente di operare nella legalità e per la realizzazione del trattamento rieducativo, ovvero l’insieme delle attività dirette al recupero sociale del condannato, alle quali sono preposte le figure professionali degli educatori, assistenti sociali, esperti di scienze psicologiche e criminologiche, con il fondamentale apporto della società esterna: volontariato, associazioni, Enti Locali. La Polizia penitenziaria, con la Riforma del 1990, è stata formalmente inserita tra gli operatori che partecipano, nell’ambito dei gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati.

    I compiti istituzionali della Polizia penitenziaria non sono tuttavia limitati alle già complesse funzioni svolte all’interno degli istituti penitenziari: il servizio di traduzione e piantonamento, ad esempio, impegna ingenti risorse umane e materiali, consentendo alla Polizia penitenziaria di essere presente sul territorio per garantire la sicurezza dei cittadini anche nel delicato compito dei trasferimenti dei detenuti in istituti e per esigenze di giustizia, oltre che in occasione dei ricoveri in luoghi di cura esterni agli istituti di appartenenza.

    La Polizia Penitenziaria garantisce la sicurezza all'interno degli Istituti, nell'area immediatamente esterna ad essi, ma anche all'esterno, lungo i percorsi previsti per le traduzioni dei detenuti, nei luoghi esterni di cura, in caso di piantonamenti per motivi di salute, ma anche presso le aule giudiziarie durante lo svolgimento dei processi.
    Rieducazione
    Inoltre con la Legge n. 214 del 01.08.2004 al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria spetta l’espletamento dei servizi di Polizia Stradale di cui all’art. 11 del Codice della Strada.

    Il parco originario era composto quasi esclusivamente da autovetture per due tipi di impiego: ordinario di servizio (Alfasud, Alfa Romeo Arna, Fiat Uno, Fiat Duna) e di rappresentanza (tutte Alfa Romeo).
    Mancano modelli precedenti agli anni ’80, tanto da far pensare che, come abbiamo già accennato, in occasione dell’istituzione della nuova targa il parco preesistente, forse molto esiguo, sia stato completamente sostituito. Completavano la dotazione una serie di pulmini e di furgoni dei soliti tipi Fiat Ducato, Daily e Alfa Romeo 35AR8 e un nucleo di Fiat Nuova Campagnola usate per la sorveglianza degli edifici.
    Complessivamente, con poco più di quattrocento veicoli sparsi in cento provincie, la dotazione risultava molto limitata, appena sufficiente al più stretto necessario.
    Dopo la riforma del Corpo il parco ha avuto un notevole incremento, non solo per rinforzare la debole dotazione dei mezzi di servizio ma, in particolare, per far fronte ai nuovi compiti di traduzione dei detenuti, che viene effettuato con appositi furgoni cellulari che viaggiano scortati da autovetture Alfa Romeo, successivamente affiancate da Fiat Marea e da motocicli.
    Nel 2002 il parco si componeva di circa 2500 veicoli.
    La Storia della motorizzazione di questo Corpo di polizia, come per le altre Forze di Polizia, negli anni, ha avuto modo di essere stata vissuta con un ruolo da protagonista dalle vetture della Casa del Biscione.

    Tra le tante annoveriamo:

    - Alfa Romeo 30AR8
    - Alfa Romeo 35AR8
    - Alfa Romeo 75
    - Alfa Romeo 33
    - Alfa Romeo 146
    - Alfa Romeo 155 1.8 T.S.
    - Alfa Romeo 156 2.0 T.S./2.0 JTS
    - Alfa Romeo 159 1.9 JTDm
     

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