L'Alfa Romeo, la Croce Rossa e il servizio di Ambulanza

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AUDACE

Alfista Intermedio
20 Marzo 2008
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49
BG
Regione
Lombardia
Alfa
GT
Motore
1300 Junior (1967)
Il primo "Comitato dell'Associazione Italiana per il soccorso ai feriti ed ai malati in guerra" si costituisce a Milano ad opera del Comitato Medico Milanese dell'Associazione Medica Italiana il 15 giugno 1864, ben due mesi prima della firma della Convenzione di Ginevra.

Il 20 giugno 1866 l'Italia dichiara guerra all'Austria e le prime quattro "squadriglie" di volontari partono alla volta di Custoza. Da allora la Croce Rossa Italiana è sempre presente e attiva nei conflitti che vedono impegnata l'Italia, sino alla II guerra mondiale.
Nello stesso tempo si occupa della lotta alla tubercolosi e alla malaria. Crea stazioni, ambulatori e ambulanze antimalariche nelle Paludi Pontine, in Sicilia e in Sardegna. Da allora la C.R.I. è presente su tutto il territorio nazionale dall'alluvione nel Polesine del 1951 alla frana che ha colpito Sarno nel 1998.

La necessità di distinguere un mezzo di soccorso dal resto del traffico circolante è abbastanza recente. Fino a quando la quantità di veicoli circolanti non era molto elevata, era abbastanza facile scorgere in mezzo alle poche macchine private, quei mezzi, come le ambulanze, che appartenendo ad enti, associazioni o altro, costituivano una percentuale elevata del traffico veicolare.
Il boom economico del dopoguerra diede il via, nel nostro Paese, ad un aumento del traffico su una fitta rete di strade ed autostrade; Alla fine degli anni ’70, il colore delle automobili iniziò ad avere un’estrema variabilità, tanto che anche il colore dei mezzi di soccorso dovette essere modificato o accentuato (tra il ’75 ed il ’76 le macchine della Polizia di Stato e dei Carabinieri passarono dal verde al colore attuale).
Tuttavia, una certa distinzione riguardo ai mezzi di soccorso sanitario, è sempre esistita. La necessità di arrivare quanto prima sul posto, e la vecchia filosofia di giungere velocemente in ospedale, hanno determinato l’adozione di accorgimenti per rendere visibile almeno l'automezzo utilizzato e solo in tempi molto recenti, anche il personale.

Nei primi anni del ‘900 il motore a scoppio rivoluzionò il mondo dei trasporti. I carri trainati da cavalli furono progressivamente abbandonati e sostituiti dai più moderni autocarri. Da questo punto di vista la prima guerra mondiale determinò un paradosso: la tecnologia permetteva la costruzione dei nuovi veicoli a motore; le ristrette risorse economiche, che non permettevano di avere il carburante necessario, costringevano ad un uso massiccio di carri ippotrainati. Questo fenomeno si ripeté durante il secondo conflitto mondiale e non furono poche le associazioni che dovettero utilizzare i vecchi carri di volata, spinti a mano, o le ciclolettighe, per effettuare i servizi di soccorso.
E’ indubbio che le ambulanze seguano in generale l’evoluzione dei veicoli a motore, con delle forti spinte in avanti, alternate, secondo il momento storico, da brusche frenate (e la metafora sembra quanto mai appropriata).

Anche la Croce Rossa Italiana, come le Forze Armate e le Forze di Polizia, ha dovuto negli anni adottarsi di veicoli, tra i quali, anche Alfa Romeo; non tutti i veicoli venivano utilizzati per il soccorso, alcuni, infatti, erano utilizzati esclusivamente con mansioni di rappresentanza e per l'assolvimento dei più svariati compiti istituzionali.

Sul finire degli anni 30, la Bianchi produce un'ambulanza su base di un veicolo Alfa Romeo tipo RL. Particolarità del mezzo l'utilizzo di uno dei due fari come segnale luminoso del simbolo della Croce Rossa che contraddistingue i veicoli sanitari (vedi foto 18).

In particolare ricordiamo:

- Alfa Romeo AR51 "Matta"

- Alfa Romeo Giulietta: fu impiegata raramente come ambulanza poichè, a fronte di un prezzo d'acquisto elevato, a seguito della sua trasformazione lo spazio ricavato e sfruttabile era davvero limitato (vedi foto 19).

- Alfa Romeo ROMEO 2;

- Alfa Romeo F12 :fu introdotto nel 1967 per sostituire la precedente versione del furgone milanese; era stato leggermente ammodernato nello stile e, soprattutto, montava il nuovo motore 1.3 della Giulia. Per quanto riguarda le ambulanze, esso proseguì il successo del Romeo 2 ed alcuni esemplari continuarono a rimanere in servizio addirittura fino agli anni Ottanta. L'immagine presenta un allestimento Boneschi life-car, dotato di avanzati strumenti di pronto soccorso. Molto completa era la dotazione di attrezzi per la districazione applicati al portellone laterale del vano sanitario.
Infatti, la grande casa Alfa Romeo prima, ancora prima che esordisse il Fiat 1100 T, propose alla metà degli anni '50 una versione ambulanza del furgone Romeo e Romeo 2°. Queste due ambulanze quasi indistinguibili se non si guardasse lo stemmino sul frontale riportante la dicitura “Romeo” o “Romeo 2°” possono essere considerate le prime ad adottare la struttura di un vero furgone (escludendo l’esperimento del 1100 Siata negli anni '40). La documentazione che si può consultare lascia intendere che la seconda versione Romeo 2° sia più diffusa, non tanto per motivi tecnici, ma per la rapida introduzione di quest’ultimo (1956). Motore “Giulietta” Salvo differenze a livello di potenza, entrambi i tipi montavano l’affidabile motore della Giulietta che comunque, a sentire chi ebbe il vanto di guidare questa ambulanza, non offriva un tipo di guida facile quanto il Fiat 1100 T che, forse per questo, ebbe maggiore diffusione.
L’ambulanza Alfa Romeo per eccellenza, come lo è stata il Romeo 2°, rappresentava in ogni caso un veicolopressochè perfetto per l’impiego sanitario: la comodità di movimento nel vano sanitario poteva essere eguagliata – forse – da certe trasformazioni Fissore del Fiat 1100 T; la fma della
carrozzeria era per gli anni '50-'60 all’avanguardia con la sua linea regolare elegantemente ammorbidita da nervature assai sobrie; il comparto sanitario aveva il tipico accesso posteriore attraverso un portellone rettangolare molto caratteristico, un portello sul lato destro offriva un secondo accesso non tanto ampio come il posteriore.
Questo veicolo godeva di una ottima luminosità interna, garantita da tre finestrini laterali, uno angolare posteriore (non sempre) e quello del portello posteriore.
Allestimento spartano L’evoluzione volumetrica non corrispose a quella dell’allestimento interno che era un po’ spartano: una o due barelle(a castello) sul lato sinistro edue seggiolini sulla destra in direzione di marcia. Alcuni Romeo Ambulanza dell’Esercito e dei Vigili del Fuoco, montavano barelle in legno senza rotelle: soluzione forse un po’ economica ma tipica della concezione militare.
La carrozzeria “Regina” per l’ambulanza Romeo o Romeo 2° fu la Colli che distribuì le sue ambulanze su tutto il territorio ottenendo indiscutibile primato tra i Corpi di Polizia, Esercito, Vigili del Fuoco ed Enti Statali di altro genere (INPS, INAIL).
Il Romeo 2° in particolare esibiva anche una novità non trascurabile: l’areatore sul tetto che consentiva un facile ricambio d’aria nel vano sanitario. Questo tipo di ambulanza largamente impiegato anche da associazioni di grandi città quali la Croce Bianca di Milano, la Croce Rossa, la Croce VerdeAPM (di cui divenne quasi un simbolo), la Misericordia di Firenze, Prato, ecc.
Nel 1961 si realizzò un Romeo 2° a tetto alto che costituì un primissimo esperimento di ambulanza con tecniche di rianimazione più sofisticate; il vero e proprio Centro di Rianimazione Mobile che fu realizzato negli anni '70.


La versione F12

Nel 1967 cominciò la realizzazione dell’Ambulanza Alfa Romeo F12 vero erede del glorioso Romeo – Romeo 2° mantenendo la stessa forma e struttura generale. Le differenze estetiche si riducevano al frontale che riportava una mascherina più stilizzata ed una fanaleria più vicina allo stile anni '70. Da non dimenticare il particolare delle portiere anteriore non più con apertura “controvento”. La “F12” montava il motore della Giulia 1300 che garantiva una certa grintosità di ripresa e soprattutto grande affidabilità.
L’allestimento interno del vano sanitario ricalcava ancora l’essenzialità del Romeo 2°, solo alla metà degli anni '70 circa si attuò la rivoluzionaria trasformazione grazie alla versione F12 tetto alto “LIFE CAR” che partecipò al progetto del Centro di Rianimazione Mobile insieme al FIAT 238. A differenza del Romeo 2° che adottava una segnalazione luminosa d’emergenza soprattutto attraverso il faretto (occhio di Polifemo), l’F12 montava in particolare un lampeggiante rotante sopra l’areatore oppure due sul tetto. Pur non raggiungendo la diffusione del FIAT 238, l’F12 costituì una elegante alternativa che soddisfò le esigenze di moltissime Associazioni di pronto soccorso che utilizzarono abbondantemente fino agli anni 80.

- Alfa Romeo Giulietta
- Alfa Romeo Giulia Super
- Alfa Romeo Alfasud
- Alfa Romeo Giulietta 1.6
- Alfa Romeo 30AR8
- Alfa Romeo 35AR8
- Alfa Romeo 1750
- Alfa Romeo 2000


- Alfa Romeo Alfetta - Prodotta in piccola serie dalla scomparsa Carrozzeria Grazia di Bologna, sulla base dell'Alfetta 1.8. Si conoscono sopravvissuti due esemplari: il primo, in uso ad una sezione della Croce Rossa in Calabria (con targa anni '90 e da girofari strobo e presumibilmente precedentemente in uso ad altro Ente, forse Vigili del Fuoco in congedo di Salerno) ed oggi custodito presso un noto Club automobilistico monomarca; una seconda, in dotazione ancora oggi alla Corce Rossa di Asti.

- Alfa Romeo AR8
- Alfa Roemo 33
- Alfa Romeo GT2000
- Alfa Romeo 90
- Alfa Romeo 75 1.8
- Alfa Romeo 155
- Alfa Romeo 156
- Alfa Romeo 159
 

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Ecco altre immagini d'epoca di veicoli Alfa Romeo utilizzati nel servizio di Ambulanza. In particolare possiamo notare i dettagli degli interni del modello Romeo 2 in varie versioni e allestimenti.
 

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