Lo stabilimento del Portello

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AUDACE

Alfista Intermedio
20 Marzo 2008
3,394
68
49
BG
Regione
Lombardia
Alfa
GT
Motore
1300 Junior (1967)
Il primo insediamento industriale è stato opera dei francesi della Darraq che volevano aprire una filiale in Italia e scelsero come sito designato all'uopo quello direttamente confinante con le aree che avevano ospitato nel1906 l'Esposizione Internazionale di Milano.
L'ubicazione era in via Gattamelata a Milano, nel quartiere Portello, sulla strada per Gallarate alla, allora, estrema periferia Nord-Ovest della città. La zona era chiamata “Portello” perché era vicino ad una piccola entrata dislocata lungo le mura della città.
La zona era stata scelta anche da altri marchi automobilistici per fondare la loro sede o filiale, come in precedenza l'Isotta Fraschini ed in seguito la Citroen, la Fiat, la Carrozzeria Touring e la Carrozzeria Cesare Sala; queste ultime praticamente obbligate a scegliere quella zona per il fatto che le loro attività erano strettamente legate a quelle dell'Alfa.
La scelta geografica era comunque dovuta anche al fatto che il Portello si trovava al centro di importanti vie di comunicazione, soprattutto verso il nord della Lombardia e verso Francia e Svizzera. Una conseguenza di quelle scelte iniziali è quella che ancora oggi la zona tra corso Sempione e via Gallarate a Milano è una delle zone con più alte concentrazione di filiali e concessionarie di marchi automobilistici.
Dopo la crisi del1909 con relativa chiusura dell'azienda originaria, lo stabilimento, che nel 1908 occupava la superficie di 8.000 mq, venne preso in carico dalla neonata Anonima Lombarda Fabbrica Automobili con l'inizio della produzione di un modello totalmente nuovo, l'ALFA 24 HP. Lo stabilimento occupava in quel periodo circa 300 persone e la produzione era arrivata, nel 1914 poco prima dello scoppio del primo conflitto mondiale, a 272 veicoli. Il conflitto portò a due episodi particolarmente importanti nella storia dello stabilimento e del Marchio: il primo fu l'entrata nella compagine azionaria dell'ing. Romeo e il secondo con la diversificazione della produzione, non più incentrata sugli autoveicoli bensì dedicata alle commesse militari. L'entità delle stesse fu talmente elevato che lo stabilimento dovette essere ampliato e vennero eretti tre nuovi capannoni. Nel 1919 la forza lavoro occupata nello stabilimento aveva raggiunto la cifra di 2.200 persone e la produzione era molto diversificata.
I primi anni del dopoguerra videro anche la ripresa della produzione automobilistica, per i primi tempi però limitata ancora ai vecchi modelli; la crisi economica e sindacale portò però ad una drastica diminuzione del personale occupato, sceso a 1.200 addetti quasi tutti impegnati nel settore meccanico. Nel 1921 venne infine presentato il primo nuovo modello, l'Alfa Romeo RL.

Fu di questo periodo anche l'entrata in scena di due personaggi importanti nella storia dello stabilimento e della casa, il progettista Vittorio Jano e il manager Ugo Gobbato.
Nel periodo interguerra la produzione si estese anche alla produzione di autocarri e autobus con il personale che crebbe sino alle oltre 6.000 persone nel 1937 e la superficie occupata che si estese verso nord, dividendo lo stabilimento in due parti unite da sottopassi. Anche le commesse militari continuavano ad avere particolare importanza nell'espansione dello stabilimento, già prima dello scoppio della seconda guerra mondiale con le forniture collegate al colonialismo.
Durante la guerra la forza occupazionale era giunta a 8.000 persone ma, nel 1943 e nel 1944, lo stabilimento del Portello venne bombardato e pesantemente danneggiato.
Il termine del conflitto portò, oltre che il decesso di Ugo Gobbato, alla necessità di una totale ricostruzione degli edifici e ad una riconversione della produzione anche a settori civili fino a quel momento inesplorati; il settore automobilistico per i primi anni visse sulla produzione dei modelli anteguerra e tutto il complesso, nel '50 dava lavoro a poco meno di 6.000 persone.
La produzione del Portello era fino al 1950 di carattere quasi artigianale, incentrata su vecchie parti assemblate in piccole serie. Tutto cambiò con l’avvento di Giuseppe Luraghi ai vertici di Finmeccanica, azienda che possedeva l'Alfa Romeo. Luraghi trasformò la fabbrica artigianale in un moderno stabilimento produttivo di auto. Durante questi anni la fabbrica fu ulteriormente ampliata, dato il successo delle auto prodotte, come ad esempio la Giulietta e ancor prima la 1900. Proprio con quest'ultimo modello vennero installate le prime catene di montaggio.
A fine anni '50 la Renault era intenzionata a entrare nel mercato italiano evitando i dazi doganali a questo scopo raggiunse un accordo con l'Alfa per produrre in Italia la Dauphine. Il 23.06.1959 si avviò l'assemblaggio accanto alla linea delle Giulietta, l'inagurazione dell'impianto rientrò nelle celebrazioni per il centenario della seconda guerra di indipendenza in cui partecipò anche il neo Presidente della Repubblica Francese. C. De Gaulle.

Milano però stava cambiando, e si stava ingrandendo verso le aree agricole. Il Portello prima era in periferia della città, ma ora intorno allo stabilimento stavano sorgendo palazzi che ospitavano gli immigrati provenienti da varie zone d'Italia. In questo periodo fu deciso di costruire un nuovo sito produttivo di Arese, dato che non erano più possibili ulteriori ampliamenti del vecchio stabilimento. Già nel 1974, all'epoca delle dimissioni di Luraghi dall'Alfa Romeo, la direzione era già stata trasferita ad Arese. La decadenza era dunque iniziata in questi anni, e portò alla graduale chiusura del sito produttivo.
L'ultima vettura integralmente nata al Portello viene considerata così la Giulia che ha visto la luce nel 1962, anche se la sua produzione venne ben presto trasferita, almeno in parte, al nuovo stabilimento di Arese che era stato nel frattempo inaugurato.
Negli anni successivi varie altre competenze vennero trasferite ad Arese e lo stabilimento si restrinse sempre più, perdendo innanzitutto alcune parti del nucleo posto a sud, all'interno della Circonvallazione di Milano; tali spazi vennero perlopiù inglobati nel polo fieristico in piena espansione. L'ultimo dipendente dello stabilimento venne trasferito ad Arese nel 1986.

Non è retorico affermare che vi è uno stretto connubio e una immediata, quasi organica associazione tra il marchio Alfa Romeo ed il Portello, tra il prodotto prestigioso e di qualità ed il nome dello stabilimento che fu l'artefice, attraverso le sue maestranze, di quella sintesi.
Questa associazione è riscontrabile anche per altre realtà industriali, per rimanere in campo automobilistico possiamo ricordare ad esempio il Lingotto oppure Mirafiori, che però nascevano già come opifici progettati con una filosofia produttiva e organizzativa molto precisa; ed è questa la differenza di fondo con il Portello.

Infatti il Lingotto, ad esempio, doveva essere lo stabilimento nel quale, in un unico immenso corpo di fabbrica articolato in cinque piani, venivano concentrati gli operai, gli impiegati, le direzioni e la presidenza della società nella convinzione che, in questo modo, apparisse chiara a tutti la convergenza di interessi tra datore di lavoro e lavoratori per la produzione di massa, il portello invece non è partito da un disegno preciso e si è evoluto nel tempo, condizionato di volta in volta dalle diverse situazioni e condizioni di mercato e dalle scelte produttive, mantenendo, con parziali variazioni , le condizioni originarie della organizzazione e qualità del lavoro, tanto che, almeno fino ai primi anni '50, la produzione automobilistica realizzata al Portello era ancora frutto dell'abilità e del "mestiere" di origine artigianale.

E' ascrivibile a questi elementi, cioè qualità del prodotto e unicità artigianale delle maestranze, oltre naturalmente alle prestigiose vittorie sportive, che l'Alfa Romeo ed il Portello diventano "leggenda e mito" nella produzione automobilistica che diverrà la produzione principale dell'Alfa soltanto dopo il secondo conflitto mondiale.

La polivalenza produttiva del Portello, nato come stabilimento per il montaggio di automobili, risale al primo decennio dell'attività industriale ed alla rapida espansione della fabbrica coincidente con la produzione di materiale bellico per la I° guerra mondiale.

E' appunto durante quel periodo che vengono realizzate la Fonderia di ghisa e acciaio, le Fucine ed i Trattamenti Termici che espanderanno considerevolmente le capacità produttive del Portello rendendo quindi necessaria la scelta, finita la I° guerra mondiale, verso nuovi campi produttivi.

Alterne furono le vicende economiche e societarie dei primi anni della azienda, che si assestarono con l'ingresso dell'Alfa Romeo all'I.R.I. nei primi anni '30, ed è in questa fase della storia dell'Alfa che la produzione automobilistica si limiterà ad essere destinata ad una clientela elitaria, mentre quasi tutte le risorse produttive saranno destinate alla produzione di motori aeronautici, dei quali l'Alfa divenne uno dei maggiori produttori nazionali, diventando strategicamente importante nella produzione bellica del regime fascista ed obiettivo dei bombardamenti alleati nella II° guerra mondiale.

Restò comunque sempre alta la partecipazione sportiva, densa di soddisfazioni.

Al Portello il reparto corse non smise mai di ricercare soluzioni tecniche sempre più avanzate, nei motori da competizione l'Alfa divenne imbattibile trasferendo poi quelle esperienze sulla produzione di automobili.

Tutti questi elementi fanno comprendere la solida base tecnica e progettuale che consentì la ricostruzione post bellica e la riconversione della fabbrica verso la produzione automobilistica degli anni '50.

il portello subì in quegli anni le trasformazioni più profonde legate alla trasformazione tayloristica nella produzione delle carrozzerie prima, 1950, e dei motori poi, 1956.

Parallelamente al boom economico degli anni '60, che assunse l'automobile come simbolo del benessere, inizia il declino del Portello con la scelta dell'Alfa Romeo di realizzare una nuova unità produttiva che sostituisse totalmente il Portello, ormai inglobato nella città e non adatto alla produzione in grande serie, concludendo così il lungo e originale ciclo storico di questa fabbrica che seppe resistere ai bombardamenti e alle devastazioni della guerra, ma non alla produzione di massa ed alla monofunzionalità produttiva.

Oggi di questo stabilimento non rimane più nulla...sulle sue rovine site in via Gattamelata è nata una collinetta...
 

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