I campi elettromagnetici sono forme di energia che si propagano nello spazio sotto forma di onde e che si attenuano rapidamente con la distanza dalla sorgente, in modo simile a quanto avviene per il suono. Non sono una sostanza che si accumula nel corpo o nell’ambiente: quando ci si allontana dalla fonte, l’intensità diventa rapidamente molto bassa. Questo vale per auto elettriche, elettrodomestici e in generale per tutti i dispositivi elettrici che utilizziamo da decenni nelle nostre case.
Le onde elettromagnetiche diventano potenzialmente pericolose quando hanno energia sufficiente a rompere legami chimici e danneggiare direttamente il DNA (radiazioni ionizzanti), come nel caso dei raggi X o delle radiazioni nucleari. I campi prodotti da auto elettriche, elettrodomestici e telefoni appartengono invece alla categoria delle radiazioni non ionizzanti, che hanno energia troppo bassa per provocare questo tipo di danno fisico diretto.
Paradossalmente, un cellulare che cerca segnale può esporre il corpo a campi più intensi rispetto a quelli presenti nell’abitacolo di un’auto elettrica, principalmente per due motivi: è tenuto a pochi centimetri dalla testa o dal corpo e trasmette onde radio intenzionalmente per comunicare con le antenne. L’auto elettrica, invece, non trasmette segnali radio: i campi elettromagnetici derivano come effetto collaterale della corrente che scorre nei cavi e nei componenti, e gran parte dell’energia resta confinata nel sistema.
Situazioni analoghe esistono da moltissimo tempo: dispositivi come phon, rasoi elettrici, trapani o sedili riscaldati generano campi elettromagnetici anche superiori a quelli misurati in molte auto elettriche, e vengono utilizzati da decenni senza evidenze di effetti sanitari rilevanti nelle condizioni di uso normale.
L'eternit ha creato un danno chimico, non elettromagnetico: si tratta di due elementi distinti che non hanno alcun collegamento tra loro. Anzi, è proprio dalla terribile esperienza dell'amianto che ad oggi si fa molta più attenzione a nuove sostanze sviluppate.