AlexPrandini
Alfista Intermedio
- 16 Dicembre 2021
- 260
- 132
- 54
- Regione
- Lombardia
- Alfa
- 75
- Motore
- 1.6 Carbs
Qui ti sbagli l'obbligo esiste eccome, ma è commisurato ai volumi di produzione/vendita delle case costruttrici. Più le case sono piccole e meno vincoli hanno sulle emissioni, tanto che per una casa che immatricola meno di 1000 auto all'anno non c'è alcuna restrizione legata all'emissione di CO2. Quindi ad es. Pagani, Dallara e Bugatti possono tranquillamente ignorare l'elettrico. L'esempio che hai fatto tu conferma esattamente il contrario di quello che volevi dire: il fatto che Pagani ignori l'elettrico è proprio la prova che quando non c'è una norma vincolante, le case l'elettrico non lo prendono neppure in considerazione (fatte tutte le debite considerazioni dato che consideriamo un marchio particolare come Pagani)
Secondo me state confondendo due piani diversi. È vero che la normativa UE impone target CO2 sempre più severi sulle nuove immatricolazioni, e quindi per i grandi costruttori crea una fortissima pressione a elettrificare, ma non è un obbligo tanto che il regolamento UE la chiama indennità per l'eccesso di emissioni. Sistemi analoghi sono nei settori degli impianti industriali, per le centrali elettriche, per il trasporto marittimo e l'aviazione; non si obbliga l'utilizzo di una tecnologia ma la ponderazione delle emissioni sulla base di target e obiettivi prefissati. Non avrebbe senso escludere il settore automotive da questo sistema.Le multe che le case auto devono pagare se vendono troppe auto termiche, se non è un obbligo, come lo vogliamo chiamare?
Il caso Pagani, Dallara o simili non dimostra che senza obbligo nessuno prenderebbe in considerazione l’elettrico. Dimostra solo che un costruttore ultra-specialistico, con volumi minuscoli, clienti particolari e un’identità fortemente legata al motore termico, ha incentivi diversi da Volkswagen, Renault, Toyota o Stellantis che, come già specificato, hanno iniziato a investire molto prima degli obblighi euripei.
