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Discussione aperta da az88pv il

Benzina migliore

#21
Forse non avete compreso che il carburante, che sia brandizzato o non brandizzato, comunque proviene dalla stessa raffineria.
Non solo... anche il carburante proveniente da una raffineria diversa deve avere le stesse caratteristiche di base.
Dalle mie parti ad esempio può arrivare da Mantova o Marghera a seconda della distanza e convenienza della compagnia.

Riporto ad esempio le innumerevoli discussioni al bar per il metano...
qualcuno insiste nel dire che facendo rifornimento in un certo distributore si percorrono più chilometri. Può essere vero ma non per la qualità del carburante.
Lo stesso, salvo casi particolari, viene distribuito dalla identica rete SNAM, pertanto la differenza stà solo nel quantitativo che viene immesso, variabile ad esempio a seconda del riscaldamento della bombola.


A fare la differenza può essere solamente la bontà del distributore intesa come gestione delle vasche nel sottosuolo (pulizia, additivi anti alghe/muffa etc), tipologia di terreno ed ubicazione.

Questa è una grande verità, io ad esempio preferisco distributori nuovi e di una certa dimensione gestiti secondo metodologie professionali. ;)
 
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#22
mi unisco anche io alla discussione,
Personalmente ho viaggiato per molti anni con la 147 esclusivamente con Shell V-Power 100 ottani (fino a che non ho installato l'impianto a metano) anche se a sensazione non è che abbia mai notato chissà quali differenze rispetto all'uso di una normalissima 95 ottani. Posso invece dire con certezza che con la punto 1.3 mjet percepivo distintamente una miglior brillantezza e prontezza del motore utilizzando Gasolio sempre Shell V-Power Diesel, cosa che non ho riscontrato con gasolio premium di altre marche.
Per il discorso metano la resa è molto variabile perchè influenzata da molti fattori, il fatto che cambi da distributore a distributore dipende da tantissime cose anche se i distributori sono nella stessa zona e mi spiego meglio (da metanista):

Intanto è vero che il metano proviene dalla stessa rete Snam però a seconda di dove è ubicato il distributore può essere allacciato alla rete principale che ovviamente ha pressioni in ingresso più alte rispetto a un distributore ubicato dove è presente solo la rete secondaria di distribuzione a pressione minore, per non dire i distributori in zona non accessibile alla rete e quindi riforniti dai carri bombolai che vengono ricaricati in altri distributori e spostati e questo va a variare notevolemte il salto di pressione che deve effettuare il compressore del distributore, e qui si giunge al secondo punto: l'impianto di compressione può essere molto diverso da distributore a distributore, oramai si stanno diffondendo molti piccoli impianto magari con una sola colonnina che sono dotati di compressori molto piccoli e compatti che per forza di cose non riescono a permettere dei rifornimenti ottimali, mentre i grand distributori (che poi sono quelli più storici generalmente) sono dotati di compressori molto più grandi e di refrigeratori molto performanti che consentono una maggior carica di metano e quindi una durata maggiore del pieno anche a fronte di aumento del costo del rifornimento.
In ultimo pur essendo vero che la rete di distribuzione del metano è la stessa, la provenienza del metano è molto variabile a seconda della zona di Italia di cui stiamo parlando, al sud generalmente arriva metano Algerino che ha una composizione con minor presenza di metano e maggior presenza di altri gas miscelati che spesso risultano più pesanti e quindi i kg erogati sono maggiori (ma cià non significa molto a livello di resa effettiva del carburante) mentre al nord è più facile avere gas proveniente dalla Russia e dalle mie parti in toscana anche dal Rigassificatore di Livorno.
Ricordo molto bene un periodo abb ristretto di qualche anno fa quando al mio distributore di fiducia (impianto storico con 5 colonnine e 10 vetture rifornibili contemporaneamente) arrivava dalla rete un gas dalla composizione pesantissima, caricai qualcosa come il doppio del peso medio di carica per la mia auto, e conoscendo il proprietario dell'impianto gli dissi proprio :" ma che ca**o di gas ti arriva sti giorni è pesantissimo! " e lui mi rispose con un gran sorriso e molto rincuorato che almeno ogni tanto c'era qualcuno che ne capiva qualcosa perche era tutta la settimana che i clienti gli stavano dando del ladro visto che il costo è a peso e che quindi il rifornimento era molto più costoso del solito. Fortuna volle che a fronte del maggior peso il gas aveva un gran bel potere calorico perché feci molto più del doppio dei km abituali con la mia auto.
al contrario sono capitati anche dei periodi in cui il gas erogato era molto molto leggero.
quindi come potete ben vedere le variabili sono troppe per stabilire con certezza i motivi della resa diversa del metano, visto che non ha una composizione fissa ma molto variabile rispetto ai carburanti liquidi benzina e gasolio che hanno composizione fissa che può variare di pochissimo in base alle additivazioni dei fari fornitori.
 
#23
Per il discorso metano la resa è molto variabile perchè influenzata da molti fattori, il fatto che cambi da distributore a distributore dipende da tantissime cose anche se i distributori sono nella stessa zona e mi spiego meglio (da metanista):
Il mio discorso da bar si riferiva a distributori connessi alla stessa rete che per ragioni professionali conosco abbastanza bene.
Il fatto che un distributore carichi a maggior pressione significa che immette maggior quantitativo che in definitiva si traduce in maggior costo.
I metanisti sono soliti esprimere i consumi in euro ovvero le loro affermazioni sono: ho percorso tot km con tot euro.

E' vero che il metano d'Italia non è lo stesso dappertuto, se poi viene distribuito con i carri bombolai, a maggior ragione.
carburanti liquidi benzina e gasolio che hanno composizione fissa che può variare di pochissimo in base alle additivazioni dei fari fornitori.
Solitamente è così ma ci sono le eccezionei, soprattutto d'estate... il caldo è in grado di aumentare il volume del carburante, il distributore vende a volume/litri come dire un litro "caldo" pesa meno di un litro freddo e questo comporta una minore resa chilometrica.
 
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#25
Il personaggio non mi convince molto ho l'impressione più che altro che voglia stupire utilizzando denominazioni roboanti tipo "knock sensor" che per chi come me parla italiano è semplicemente il "sensore di battito o di detonazione". Come è noto questo sensore ha il semplice compito di eliminare o limitare la detonazione, fenomeno che può danneggiare il motore e diminuirne il rendimento.
L'utilizzo di benzine premium su motori che richiedono specifiche particolari sono sicuramente utili, molto molto meno su motori che vengono commercializzati per le benzine comuni.

Per quanto ne sò il controllo del sensore è in tempo reale, non servono 200 o più chilometri perchè si accorga che c'è detonazione.
Probabilmente confonde l'auto adattabilità della centralina motore causato dalle usure del motore e altro.
 
#26
Forse non avete compreso che il carburante, che sia brandizzato o non brandizzato, comunque proviene dalla stessa raffineria.
A fare la differenza può essere solamente la bontà del distributore intesa come gestione delle vasche nel sottosuolo (pulizia, additivi anti alghe/muffa etc), tipologia di terreno ed ubicazione.
Sulla seconda parte cioè sulla pulizia e manutenzione del punto vendita sono assolutamente d'accordo con te. Sulla prima solo in parte, è sicuro al 100% che il carburante proviene dalla stessa raffineria però c'è un distinguo. Prima di tutto voglio sottolineare che "Le considerazioni che seguono sono un'analisi puramente tecnica basata sulla rielaborazione di dati statistici pubblici tratti dalle relazioni ufficiali ministeriali (ISPRA) sulla qualità dei carburanti immessi al consumo in Italia. Tutti i marchi menzionati vendono prodotti di altissima qualità, sicuri e perfettamente conformi alle rigide normative di legge (EN 228)."

La tesi "la benzina è tutta uguale perché esce dalle stesse raffinerie" è un grande classico delle discussioni sui motori. Si tratta però di una mezza verità: fotografa correttamente la logistica, ma ignora completamente la chimica industriale.

Pur rispettando tutti il medesimo tetto legale, i carburanti alla pompa presentano identità molecolari molto diverse.

1. La Logistica: perché vedi marchi diversi nella stessa raffineria

Chi sostiene che la benzina sia identica fa spesso leva sul fatto che le autobotti di un marchio carichino nella raffineria di un concorrente. Questo accade a causa dei contratti di Product Swap (Permuta).
Nel mercato della distribuzione, i margini logistici al litro sono microscopici. Far viaggiare un'autobotte per decine di chilometri inutili solo per attingere dal proprio impianto costerebbe milioni di euro l'anno e aumenterebbe l'inquinamento stradale. Le compagnie ottimizzano i flussi scambiandosi i volumi: la compagnia A rifornisce i distributori della compagnia B in una determinata area geografica, e viceversa altrove.
Dal punto di vista puramente logistico, la base di partenza può essere la stessa, ma qui finiscono le somiglianze.

2. La Chimica: la convivenza tra "Aromatici" ed "Eteri"


Le raffinerie non sono fotocopie. Adottano tecnologie diverse e processano greggi differenti, ottenendo "ricette" e matrici idrocarburiche distinte. Entrambe le filosofie principali sul mercato sono eccellenti, ma impostate su principi chimici differenti per raggiungere il Numero di Ottano richiesto dalla legge:

  • La filosofia a base Eteri (es. ENI - Sannazzaro): Sfrutta impianti tecnologici avanzati orientati all'isomerizzazione e all'uso di eteri ossigenati (come l'ETBE). Gli eteri innalzano l'ottano in modo estremamente lineare, permettendo di mantenere gli idrocarburi aromatici su livelli più contenuti (25-29%) e riducendo drasticamente le olefine. È una benzina nativamente molto leggera.
  • La filosofia a base Aromatici (es. IP / Q8 - Trecate e Milazzo): Si poggia su assetti di raffinazione classici legati al Reforming catalitico e al Cracking (FCC). Per garantire l'ottano in modo efficiente, queste matrici sfruttano appieno i margini concessi dalla legge, assestandosi su percentuali di aromatici vicine al 32-35% (limite di legge: 35%) e di olefine intorno al 16-18% (limite di legge: 18%). È una benzina molto energetica e performante.
(Nota: Anche nei contratti di permuta, se una compagnia richiede specifiche restrittive sulla matrice, si utilizzano serbatoi segregati o accordi di blending dedicati per preservare l'identità chimica del marchio d'arrivo).
3. Gli Additivi: la nobilitazione del prodotto (Il caso IP Optimo / Esso Synergy)

Le benzine formulate con un carico più importante di aromatici e olefine necessitano di una gestione mirata della combustione. Se lasciate "nude", queste molecole complesse tenderebbero a generare nel tempo residui carboniosi, lacche e incrostazioni sugli iniettori e sulle valvole dei moderni motori a iniezione diretta.

La scelta di lanciare linee come IP Optimo (o la tecnologia Synergy ex-Esso) integrando l'additivazione detergente direttamente sulla benzina base venduta allo stesso prezzo è una scelta ingegneristica e industriale di altissimo livello. Non potendo modificare la struttura nativa degli impianti di raffinazione, la compagnia inserisce massicce dosi di additivi protettivi (Detergent Control Additives) per garantire che la benzina bruci in modo impeccabile, mantenendo il motore pulito ed efficiente nel tempo.

Le compagnie con matrici a più basso contenuto di aromatici, avendo una base nativamente meno propensa a creare accumuli, possono invece calibrare l'additivazione standard in modo diverso, concentrando i pacchetti detergenti più massicci sulle proprie linee premium a 100 ottani. In entrambi i casi, il consumatore finale riceve un prodotto studiato nei minimi dettagli per proteggere l'auto.

4. Il caso Tamoil: l'ibrido strategico e il bypass sotterraneo


Un discorso a parte merita Tamoil, un marchio storico che oggi non possiede più raffinerie attive in Italia ma che si muove sul mercato come un acquirente industriale estremamente furbo. Gestisce la sua rete attraverso due grandi hub logistici: il deposito di Cremona (ex raffineria interconnessa con Sannazzaro/Eni) e il deposito di Trecate (adiacente alla raffineria IP/SARPOM).

A fare da legame tra questi poli c'è l'oleodotto privato Tamoil (Cremona - Lacchiarella - Trecate). Questo tubo sotterraneo crea un vero e proprio bypass molecolare che permette alla compagnia di far viaggiare le diverse matrici chimiche (quella pulita a base eteri di Sannazzaro o quella energetica ad aromatici di Trecate) lungo tutta la Pianura Padana a seconda della convenienza economica del momento.

In sostanza, per la benzina standard Tamoil si comporta quasi come una "super pompa bianca" ma evoluta: crea un blend dinamico delle due grandi filosofie. Tuttavia, la stabilità del carburante viene blindata dai laboratori interni e, soprattutto, dall'additivazione proprietaria eseguita sistematicamente al braccio di carico. Inoltre, mantiene un legame tecnologico con Eni per i prodotti "nobili" (il gasolio HVO puro e la 100 ottani WR100, che altro non è che la pregiata Eni Super+ segregata e distribuita con il loro marchio).

5. Le Pompe Bianche (No-Logo) e il mercato "Spot"

Cosa accade invece quando ci si rifornisce presso una pompa bianca indipendente o una piccola catena locale? Questi operatori non hanno raffinerie proprie, non hanno oleodotti privati né una specifica identità chimica da difendere, quindi acquistano i lotti sul mercato all'ingrosso seguendo la pura convenienza del centesimo.

Una settimana il broker acquisterà una partita proveniente da una raffineria ad alto contenuto di aromatici, la settimana successiva un lotto a base eteri, e quella dopo ancora un carico navale arrivato in un deposito costiero (es. Genova o Savona) e stoccato a Rho. Nei serbatoi delle pompe bianche si crea così una soluzione fluida intermedia, un cocktail indefinito dove le due filosofie chimiche si fondono continuamente a seconda dello stock del momento. La benzina è assolutamente sicura e legale, ma quasi sempre priva dei preziosi pacchetti di additivi detergenti esclusivi sviluppati dai grandi marchi per la cura e la pulizia del motore.
I numeri del report nazionale confermano lo scenario


Se prendiamo l'ultima relazione statistica ministeriale sulle dichiarazioni trimestrali dei gestori, i grafici della composizione chimica mostrano un andamento matematico sbalorditivo:

  1. Circa il 26% dei volumi di benzina in Italia si attesta sotto il 30% di aromatici ➡️ È esattamente la quota di mercato della rete Eni e della sua ricetta pulita.
  2. Circa il 52% dei volumi satura l'area alta del grafico, tra il 32% e il 35% ➡️ La firma chimica delle reti IP, Q8 e delle altre raffinerie tradizionali ad aromatici.
  3. Il restante 22% fluttua nella fascia centrale (intorno al 31% di aromatici e valori medi di olefine) ➡️ Il perfetto risultato matematico del mix dei flussi logistici e del mercato fluido delle pompe bianche.
In conclusione: I carburanti in Italia sono tutti eccellenti, sicuri e rigorosamente a norma di legge. Tuttavia, dire che sono "tutti uguali" è un errore grossolano: sotto il tappo del serbatoio, la struttura delle molecole, la pulizia nativa della matrice e i pacchetti di additivi cambiano radicalmente la fisionomia del prodotto a seconda del marchio esposto sul totem del distributore.

Qui sotto vi metto solo un grafico estratto dalla pubblicazione ISPRA così potete vedere con i vostri occhi che non tutte le benzine sono uguali, questo è un esempio sugli idrocarburi aromatici ma se cercate la pubblicazione potete vedere come si muovono i vari componenti, pur restando sempre nei termini di legge, all'interno delle varie benzine.

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Reazioni: M@urizio
#27
Il personaggio non mi convince molto ho l'impressione più che altro che voglia stupire utilizzando denominazioni roboanti tipo "knock sensor" che per chi come me parla italiano è semplicemente il "sensore di battito o di detonazione". Come è noto questo sensore ha il semplice compito di eliminare o limitare la detonazione, fenomeno che può danneggiare il motore e diminuirne il rendimento.
L'utilizzo di benzine premium su motori che richiedono specifiche particolari sono sicuramente utili, molto molto meno su motori che vengono commercializzati per le benzine comuni.

Per quanto ne sò il controllo del sensore è in tempo reale, non servono 200 o più chilometri perchè si accorga che c'è detonazione.
Probabilmente confonde l'auto adattabilità della centralina motore causato dalle usure del motore e altro.
Anche a me non convince.
Non mi convince quando confronta le TDS (Thecnical Data Sheet), non si è nemmeno accorto che Tamoil WR100 e ENI Blu super+ sono la stessa identica benzina, per un semplice motivo, nel 2011 la raffineria di Cremona ha chiuso e quella WR100 non esiste più era completamente diversa, ora Tamoil non avendo più la raffineria la deve necessariamente comperare da chi la può produrre, comunque riguardo la logistica ho scritto qualcosa nel post precedente.

Non mi convince quando parla di San Marco petroli con la sua benzina che ha solo 85 MON, non sono un tecnico che lavora in raffineria dunque è un ipotesi ma credo che sia impossibile per una raffineria fare una 100 ron con soli 85 MON come una comune 95 ottani, non si può semplicemente salire di 5 ron e nemmeno 1 mon, la spiegazione secondo me deriva dal fatto che probabilmente San Marco comperi la sua 100 ottani dal miglior offerente, magari una volta da eni, una volta da tamoil (che a sua volta l'ha comperata da eni) o magari all'estero in slovenia o austria da OMV ad esempio, poichè il prodotto di volta in volta cambia leggermente le sue caratteristiche e per non riscrivere continuamente la TDS semplicemente indica il valore minimo richiesto dalle lagge che è appunto 85, ma sicuramente il mon è 87 o 88 come per tutte le altre.

Non mi convince quando attribuisce al MON un valore più importante del RON, non è detto, dipende dal motore, ho scritto un post su questo punto qualche giorno fa.

Non mi convince soprattutto la spiegazione della TDS sugli ossigenati. Qui ho riprodotto un pezzo della TDS, quel 2,7% è l'ossigeno massimo in peso che la legge ammette per le benzine etichettate E5, ripeto è il massimo contenuto possibile, questo significa che potrebbe essercene anche lo 0,1%.
Gli ossigenati che vedete elencati nel box sotto NON sono tutti presenti contemporaneamente. Non dobbiamo fare l'errore di sommare le percentuali massime (es. 3% metanolo + 5% etanolo + 10% isopropanolo...), altrimenti otterremmo un assurdo 60% di alcoli ed eteri con solo una "spruzzata" di benzina! Questo è totalmente falso, così come è assurdo dire che un marchio (come Q8) metta il 10% di etanolo e gli altri il 5% (nella E5 il limite massimo assoluto dell'etanolo è il 5% in volume).
Quella tabella indica semplicemente quali composti la legge ammette e qual è la percentuale massima per ognuno di essi. Il petroliere può scegliere quali usare e in che proporzione per raggiungere il numero di ottani desiderato, ma deve obbligatoriamente rispettare due vincoli invalicabili:
Non superare il limite massimo specifico di ogni singolo componente (es. max 5% per l'etanolo, max 10% per l'isopropanolo).
  1. Non superare mai il 2,7% di ossigeno elementare totale nella miscela finale.
Facciamo parlare la chimica per capire perché non si possono sommare. Sappiamo che i pesi atomici di riferimento sono:
  • Carbonio (C): 12,01 g/mol
  • Ossigeno (O): 16,00 g/mol
  • Idrogeno (H): 1,008 g/mol
Se prendiamo l'etanolo C2H6O, scopriamo che l'ossigeno rappresenta il 34,73% del suo peso totale.
Se prendiamo l'isopropanolo C3H8O, l'ossigeno pesa per il 26,62%.
Esempio pratico:
Immaginiamo che un petroliere decida di miscelare in 100 kg di benzina il 4% in peso di etanolo e l'1,5% in peso di isopropanolo. Entrambi i valori presi singolarmente sono perfettamente legali (sono inferiori ai tetti massimi consentiti).
Ora calcoliamo quanto ossigeno totale inseriamo nella benzina:
  • Dall'etanolo: 4 kg 34,73% = 1,39 kg di Ossigeno
  • Dall'isopropanolo: 1,5 kg 26,62% = 0,40 kg di Ossigeno
  • Ossigeno totale immesso = 1,39 + 0,40 = 1,79%. Siccome il valore di 1,79% è inferiore al limite di legge del 2,7%, questa specifica miscela è approvata e legale. Se il petroliere avesse esagerato inserendo il massimo consentito di ogni alcol, avrebbe sforato il muro del 2,7% di ossigeno totale, rendendo la benzina fuori norma.
È un errore grossolano credere che l'ossigeno contenuto in questi composti agisca come una sorta di "sovralimentatore chimico" e che quindi "più ce n'è, più potenza esprime il motore". Non stiamo parlando del protossido d'azoto N2O, il classico "NOS" delle corse che rilascia ossigeno extra in camera di combustione per bruciare più benzina e dare cavalli.
L'ossigeno degli alcol e degli eteri è legato stabilmente alla struttura chimica della molecola. La sua presenza non serve ad aumentare la potenza (anzi, gli ossigenati hanno un potere calorifico inferiore rispetto agli idrocarburi puri), ma ha uno scopo puramente ecologico e di efficienza: favorire una combustione pulita e completa degli idrocarburi aromatici presenti nel carburante.
Gli aromatici (come il benzene o il toluene) servono a tenere alto il numero di ottani, ma tendono a bruciare male, generando particolato e depositi. L'ossigeno integrato nella molecola dell'alcol agisce "dall'interno" durante la fiammata, assicurando che tutto il carbonio si trasformi in CO2 anziché in fumo nero e idrocarburi incombusti.
In sintesi: la TDS mostra un menu di opzioni con i rispettivi limiti, non la ricetta fissa della benzina che fate al distributore. E quell'ossigeno serve a far respirare meglio l'ambiente, non a far correre di più l'auto.




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La realtà italiana: le nostre benzine sono praticamente "E0"
Se la teoria è questa, qual è la realtà commerciale in Italia? Basta guardare i dati ufficiali dei campionamenti ISPRA sulla qualità dei carburanti in distribuzione (come quelli del periodo estivo 2024).
Sapete quanto etanolo libero c'è davvero nella benzina italiana? Praticamente zero.
Nei campioni analizzati dall'ISPRA, l'alcole etilico (etanolo) registra valori costantemente inferiori allo 0,20% (v/v), finendo sotto la soglia di rilevabilità del metodo analitico. Le nostre benzine E5 o E10, all'atto pratico, sono quasi delle E0.
Perché succede questo? Perché per raggiungere la quota di ossigenati e di ottani richiesta, i petrolieri italiani preferiscono di gran lunga usare gli eteri con 5 o più atomi di carbonio (come il bio-ETBE o l'MTBE). I dati ISPRA mostrano infatti per questi eteri una media del 3,49% (v/v) con picchi fino al 12,07%. Gli eteri sono chimicamente più stabili dell'etanolo puro, non sono igroscopici (non assorbono acqua), non creano problemi di separazione di fase nei serbatoi e sono molto più graditi alla logistica e ai motori.

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