Alprazolam-test parte prima:" Un quadrifoglio tutto solo nella notte"

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alprazolam

Utente Cancellato
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Questo articolo, i relativi video e foto sono stati realizzati nel rispetto del codice della strada. Eventuali citazioni e materiali audio-video riguardanti la velocità su strada possono essere frutto di drammatizzazione e uso di tecniche di fotoritocco fotografico e video-editing.


Questa notte sono uscito per Guidare e non lo facevo da tanti anni.


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Certo, sono uscito in macchina di sera molte volte, magari per lavoro o per andare a cena fuori spesso in compagnia, ma da molto tempo non uscivo da solo, apposta, di notte, con l’esclusivo desiderio di guidare senza meta, solo per il piacere di farlo. Questa notte ho riscoperto molte sensazione dell’epoca in cui ho preso la patente, le serate fuori con gli amici con la mia prima macchina, il tornare tardi con le strade deserte, il potersi concentrare pienamente sulla propria auto.

Una cosa del genere la puoi fare solo se hai una macchina che merita, veloce, stimolante, appassionante. Provi a uscire con una Panda e non è la stessa cosa perché manca il trasgressivo della velocità e della potenza. La notte è sempre trasgressione. Ed io, questa notte, ho un’automobile con tutte le caratteristiche in regola, una Giulietta con 240 cavalli. La mia macchina è bianca e perfettamente pulita, si fa guardare, bassa e grintosa com’è: vedo che qualche ragazzo in macchina si gira per vedere cosa lo abbia accostato di così minaccioso.

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Con un’auto potente ti puoi sentire un vero dominatore della strada anche se non farai nulla per dimostrarlo. Io potrei fare a gara con gli altri, andare veloce, fare girare i passanti per il “bang” che i miei scarichi fanno in cambiata. Ma potrei farlo e questo mi basta. Questa notte però non garantisco…

Con un’auto potente come questa non ci sarà nessun turbodiesel arrogante che può tenermi testa, nessun Suv che può non darmi strada, nessuna piccola pepata che vorrà sfidarmi. Io so che potrei vincere e tanto mi basta. Ho dato una rapida occhiata alle prestazioni della Giulietta Qv su un giornale specializzato, giusto per capire se avessi potuto dormire sonni tranquilli questa notte giù in città e, per fortuna, la risposta è stata sì. Con questa Giulietta è difficile tenere un basso profilo per strada perché c’è sempre quel benedetto scudetto bianco con il quadrifoglio verde che, come un lampeggiante, dice “vinco,vinco,vinco io !” e, in qualunque modo affianchi una macchina, lo scudetto resta sempre lì in bella evidenza a spiegare al mondo che non sei tipo da pettinare le bambole: tu fai sul serio.

Mi piace, mi sento libero.


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Scendo dalla collina immerso nel freddo asciutto e pungente portato da un vento continuo che non smette di spirare da ore. La giornata è stata calda e ci ha illusi tutti che la primavera fosse a portata di mano. Le nostre colline d’inverno non trasmettono allegria con i loro rami secchi e il vento di questa notte non fa che rendere tutto più rarefatto e freddo; ma io sono contento e sento che il mio girovagare senza meta farà bene al mio spirito.

Se non hai mai guidato a Torino non puoi conoscere i suoi famosi corsi. Sono dei rettilinei lunghissimi, spesso delimitati da alberi secolari: i semafori, dopo le 23, sono gialli lampeggianti e le rotonde sono rare. Ti conciliano una guida fluida e veloce in lento zig zag tra una corsia e un’altra per passare le rare auto che si avventurano a quest’ora in una fredda nottata di febbraio. I maestosi alberi che tracciano la strada non sono ancora stati potati in questa stagione e si muovono sotto le luci al sodio dei lampioni proiettando sottili figure in movimento sull’asfalto.

Mi piace, mi sento libero.


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Ma abbiamo anche la collina qui da noi. E la collina per guidare… La collina è tutta un’altra cosa. E’ il vero cimento per un’auto con la A maiuscola, non come quei noiosi rettilinei della pianura padana dove il massimo della vita è incontrare una rotonda. Qui le curve ci sono, naturali, non disegnate dal compasso di un geometra. Curve più o meno chiuse, con fondi più o meno dissestati, cambia il tipo di asfalto, la visibilità, la larghezza. Un intero campionario di curve che i disegnatori di piste dovrebbero venire ad imparare. Inoltre l’inverno ci porta un’altra piacevole variabile: la condizione del fondo. Alcune curve sono “all’invers” cioè a mezzanotte e quindi risultano spesso più ghiacciate di quelle che prendono il sole, altre con il sale e il glicole che spargono i camion antighiaccio diventano scivolose come saponette, altre ancora hanno un bel asfalto poroso e bocciardato che ti sembra che non ti molli mai. E tu devi capirle e annusarle le curve, devi vedere quel fondo prima di arrivarci sopra e frenare prima, dove ancora puoi fidarti. E’ difficile che ti sbagli dopo tanti anni. D’altronde se ti sbagli….

Mi piace, mi sento libero.


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Non ho ancora acceso la musica e ho più tempo per pensare. L’Alfa che sto guidando è l’ultima. L’ultima nata cronologicamente, l’ultima Alfa Romeo interamente progettata in Italia, l’ultima Alfa Romeo in produzione, se si esclude qualche rimasuglio del passato e qualche maquillage di modelli Fiat. Ed è anche la vettura italiana più veloce in catalogo (parlando di grande serie). Mamma mia quanti primati. Sto guidando un pezzo di storia. E quel marchietto sul parafango me lo ricorda. L’ho richiesta espressamente, la Quadrifoglio. Potevo avere qualche auto estera la cui prova su strada dei quotidiani specializzati grida al miracolo. Me la tengo per dopo. La proverò sicuramente. Ma quell’auto estera non ha tutta quella sfilza di “ultima” che ho elencato prima: è un primato di tecnologia ma priva dello charme di cui ho bisogno questa notte.


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Intanto vedo una ressa di giovani davanti ad un locale. Mi fermo e scendo dall’auto per vedere di che si tratta. Una discoteca alla moda che effettua selezione all’ingresso. Io ‘stanotte non devo subire selezione all’ingresso, sono gli altri che devono chiedermi il permesso di sorpassarmi, ‘stanotte non vado a sentire musica, mi basta il fischio del mio turbo, ‘stanotte non devo fare code.
Imbocco uno dei lunghi corsi che attraversano la città. La Giulietta Qv si muove in completa scioltezza con il manettino in N. Senti la coppia arrivare subito, fin dai 1800 giri e poi ti accompagna durante tutto l’arco del contagiri in una piacevole progressione. Non sento cattiveria ma una morbida progressione. La strada scivola via veloce così come le marce, dalla prima fino alla sesta in un attimo, come su certe moto che ti permettono di cambiare un rapporto al secondo, sempre in tiro. Il comfort è ottimo per una vettura da 240 cavalli, le sospensioni copiano bene l’asfalto senza trasmettere scossoni eccessivi se non nelle buche più profonde, il rumore è ovattato e mai invadente.


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Non vado volentieri in centro ora, preferisco alcune zone periferiche più suggestive. Non ho voglia di incontrare gente che esce dalla discoteca e ingombra le strade con una guida incerta e lenta, meglio lasciarsi cullare da una guida rilassata senza stop. E’ l’ora di mettere su della musica all’altezza del panorama e non esito a trovare dei pezzi “notturni” a sufficienza; via con Trentemoeller.

La musica mi martella e mi da il ritmo mentre percorro le vie dei parchi in riva al Po dove le auto non potrebbero circolare.
Puttane, travestiti, uno che si allena per la maratona, sbandati, uno con il cane, un nero, due cinesi, nessun vigile, chioschi estivi chiusi, un cane randagio, il borgo medioevale e poi il castello del Valentino, una macchina, lampioni a led, il giardino botanico, un marchettaro, il sibilo del mio turbo sotto la galleria, manifesti anarchici, io che mi fermo a fare una foto ai manifesti, Giulietta che fa sgommare le ruote, gente che guarda, Torino esposizioni abbandonata, la sede de la Stampa abbandonata, uno in bicicletta che a momenti prendo sotto, bottiglie di birra per terra, unsemafororossochebrucioperchè nonc’ènessuno, di nuovo la città.

Su corso Unità d’Italia c’è una rotonda molto ampia, sembra uno Skidpad, ma è sempre piena di traffico. Non questa notte. La Qv sembra avere un assetto non molto diverso dalle altre Giulietta ma si nota un maggiore nervosismo, chissà che mi riservi qualche sorpresa ? Metto il manettino in D, mi inserisco veloce, punto l’avantreno verso l’aiuola centrale e rilascio l’acceleratore…miracolo ! Appare un accenno di sovrasterzo anche se pienamente recuperabile: ciò non succede sui modelli meno potenti. La cosa mi gasa e mi rende più unica questa berlinetta rispetto alle altre che ho provato in precedenza. Proseguo sul lungo rettilineo alla ricerca di nuove avventure.


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Durante una sosta ad un semaforo mi rendo conto di quanto intrattabile sia la Giulietta in D: il pedale dell’acceleratore diventa troppo sensibile, tanto che partire da fermo è un’impresa senza spegnere il motore o imballarlo. E se poi parti secco lo sterzo comincia a darti reazioni e diventare più meno preciso. Ma va bene così, forse fa parte del gioco…

Mi sento tonificato e pronto: fino ad adesso abbiamo scherzato, è ora di tirare fuori gli artigli. Una voce sintetica esce dal software dedicato alla telemetria: “ le temperature dei fluidi hanno raggiunto il valore ottimale”. Bene, è il segnale che stavo aspettando. Insisto ancora di più sull’acceleratore e raggiungo regimi più elevati, fino al limitatore a 6000 giri; ad ogni cambiata ad alto regime si accompagna un attutito “Sciuff” della valvola Dump, una piccola sinfonia.
Il rumore di un’auto sportiva… Quanto di più importante per l’appassionato. E di notte il rumore del motore è il protagonista della guida; il guidatore ( lo chiamiamo pilota ? Dai…), il pilota non viene distratto dal traffico e dai mille particolari della città che la luce gli rende ben visibili, di notte è completamente attratto dal comportamento del suo mezzo: contagiri, strumenti, regimi, sensazioni dello sterzo. La Giulietta Qv non è molto prodiga sotto l’aspetto della colonna sonora, perché ti regala un minimo asfittico, ricco di ticchettii e anonimi rumori. Ai medi regimi ti propone la sensazione di un aspirapolvere in lontananza. Salendo ancora, per fortuna, ti serve una certa rombosità di scarico e soffi della turbina conditi da sfiati di valvole e attuatori. Perché non hanno usato lo stesso compositore della sinfonia delle 500 Abarth ?
Comunque mi sto godendo l’auto nella sua interezza.

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E’arrivato il momento di saggiare le prestazioni pure in rettilineo di questa Quadrifoglio. Quest’auto tira, non c’è dubbio, la spinta costante su tutto l’arco di giri rende veloce qualsiasi cambio di passo: le prestazioni ci sono tutte e la velocità con cui supero le altre poche auto lo dimostra in pieno. Ma è proprio questa omogeneità che toglie l’emozione del vecchio calcio nella schiena dei turbo di prima e seconda generazione. Un turbo senza il calcio del turbo, un aspirato veloce ma senza allungo, un turbodiesel che consuma tanto: che cosa è davvero questa Giulietta ?

Adesso, dopo varie ore di guida, mi fermo a bere un caffè in un McDonalds: nessun altro tranne me. Riparto spedito puntando di nuovo verso la collina di cui sento già la mancanza. I lampioni a mano mano si diradano e lasciano il posto ai fari allo Xenon della Qv che mi premiano per la loro potenza e profondità; una Punto mi taglia la strada sbucando da una vietta laterale: probabilmente pensava di essere l’unico ad uscire a quest’ora. Inchiodo e gli faccio gli abbaglianti, tanto forti che devono avergli lasciato il segno dell’abbronzatura sul collo. Brava Giulietta, ti sei fatta rispettare; lo supero senza nessuno sforzo.
Riprendo il mio ritmo di guida e affronto le curve che portano fuori città con impegno e grinta.


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Sul misto stretto questa Qv ti ripaga, grazie alla disponibilità del suo motore che dà tutto fin dai bassi regimi e al differenziale elettronico che ti rifila quella sensazione, se vuoi artificiale, di buttarti dentro le curve e di eliminare il sottosterzo. Poche auto da me provate sono state così veloci e allo stesso tempo sicure su questo impegnativo terreno: con una trazione posteriore hai sempre il patema che ti si intraversi quando meno te lo aspetti mentre con le normali trazioni anteriori ti stufi a gestire un sottosterzo cronico. Qui ti puoi gustare un buon equilibrio che elimina entrambi problemi, sempre con la riserva di sicurezza di un Esp che più di una volta ha pinzato nel momento in cui, forse, una mano mi ci voleva proprio. E, a proposito di pinzate, i freni qui sono ad altissimo livello, come ad altissimo livello deve essere la loro temperatura visti i generosi sbuffi di fumo che escono dalle ruote anteriori quando mi fermo dopo la sessione collinare: un odore acre ed eccitante riempie l’abitacolo.

Sono arrivato. Sono arrivato a casa. D’altronde la benzina volge da tempo al termine nel serbatoio di questa Giulietta Qv. Parcheggio la bianca protagonista e mi avvio a farmi una doccia per togliermi l’odore di freni e frizione che impregna i miei vestiti. Me la sono proprio goduta questa uscita e ripenso ai momenti più eccitanti della nottata.

Ma la macchina mi è piaciuta ?
Si, mi è piaciuta perché avevo bisogno di qualcosa di veloce dopo mesi di diesel sulle spalle.

Ho capito. Ma lei, la Giulietta Qv, ti è piaciuta ? Ni. Mi ha divertito e mi ha permesso di passare splendide ore, ma non mi hai mai emozionato fino in fondo. Ho guidato una berlinetta veloce e potente, molto ben assettata e meglio frenata ma non ho provato emozioni da Quadrifoglio verde.

Non è ancora il caso di trarre conclusioni affrettate: domani ho ancora una intera giornata di guida che chiariranno le idee a me e ai miei amici.


L’articolo continua con: Alprazolam-test parte seconda: “ Tre turbo e tre piloti dall’alba al tramonto” e un altro thread successivo
 

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