Capisco il ragionamento, ma non mi trovi d'accordo.
A mio avviso, i consumatori possono essere divisi in due grandi categorie: da un lato, coloro che non scelgono un BEV per ragioni oggettive, come prezzo, autonomia, accesso alla ricarica o specifiche esigenze d’uso; dall’altro, coloro che non lo scelgono per abitudine, diffidenza, timore del cambiamento o scarsa familiarità con la tecnologia.
Al netto degli incentivi, la crescita del mercato dipende soprattutto dalla capacità di convincere il secondo gruppo ad acquistare auto elettriche. Questo processo può essere rapido, se favorito da pubblicità, mode, preferenze personali e cambiamenti nelle abitudini di consumo (cosa che secondo me avverrà); oppure può richiedere anni, o persino non realizzarsi pienamente.
Per i produttori, quindi, il problema è strategico. Non investire nell’elettrico significa precludersi la possibilità di entrare seriamente nel mercato nel caso in cui la transizione si concretizzi. Al contrario, investire massicciamente comporta il rischio che la domanda reale, soprattutto in assenza di incentivi, resti insufficiente, rendendo poco redditizi investimenti molto elevati. E' per questo che secondo me l'opzione 'democristiana' è la miglkiore. Non ha senso puntare tutto sul rosso o sul nero: certo è che senza gli incentivi di elettriche se ne vendono meno (la mia stessa famiglia non l'avrebbe acquistata).