Per chi sostiene che l'elettrico non è una imposizione... facciamo un rewind politico europeo.
Dopo lo scandalo delle emissioni truccate del 2015, l'industria automobilistica tedesca (in primis il Gruppo Volkswagen) ha scelto deliberatamente l'elettrico come via di redenzione industriale e d'immagine, investendo centinaia di miliardi di euro ben prima che l'UE decretasse lo stop al 2035.
La lobby dei costruttori europei hanno chiesto regole certe per proteggere i loro massicci investimenti nell'elettrico, spingendo la politica UE a definire una data di scadenza per eliminare la concorrenza dei motori termici.
Ocorre precisare che i ministri di tutti i paesi membri (inclusi quelli contrari a parole) hanno negoziato, modificato e infine approvato le scadenze.
Nessuna legge passa senza il via libera dei singoli Stati europei.
La decisione di puntare sulle emissioni zero entro il 2035 è il risultato di un'interazione complessa tra politica, grandi strategie industriali, competizione geopolitica globale e finanza.
I grandi fondi che finanziano le case automobilistiche (come BlackRock o Vanguard) hanno iniziato a legare i prestiti e gli investimenti al rispetto dei parametri ESG (Environmental, Social, and Governance). Le aziende automobilistiche sono state costrette a elettrificare la gamma anche per continuare a ricevere finanziamenti a tassi vantaggiosi sui mercati, oltre ad evitare "inutili e dannose" multe.
La transizione all'elettrico ha diviso l'industria automobilistica globale in due blocchi netti: "pionieri nativi" che hanno creato o sfruttato l'onda per conquistare il mercato, e i "costruttori tradizionali" che l'hanno subita, finendo schiacciati tra investimenti miliardari e vendite inferiori alle attese.
Ad oggi i veri vincitori sono i Cinesi, seguiti d Tesla e Toyota.
Ma ricordiamoci il grande responsabile "i tedeschi" del Gruppo Volkswagen, Il colosso tedesco ha promosso l'elettrico per ripulire la propria immagine dopo lo scandalo
Dieselgate del 2015, investendo oltre 50 miliardi di euro per convertire intere fabbriche. Oggi subisce pesantemente la transizione: le vendite delle sue elettriche (ID) e dei brand luxury come Porsche sono in forte calo, e il gruppo si trova costretto a tagliare decine di migliaia di posti di lavoro per salvare i margini operativi. Ma anche Mercede e Bmw non se la passano bene...
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