Controalberi motore Stelvio 2.2 210cv

Testimonianza sui contralberi. Oggi sono andato dall'officina autorizzata Alfa da cui mi servo di solito, per fare il rigiro degli pneumatici. Ho scambiato due brevi chiacchiere con il capo officina che stava lavorando ad una Stelvio con i contralberi rotti. Mi ha detto che stranamente per quella che è la sua esperienza ha riscontrato questo problema solo sulle quattro ruote motrici mentre non gli è mai capitato su una due ruote motrici. Ha detto che non saprebbe dire il motivo per cui sembrerebbero più coinvolte le quattro ruote motrici, però ha rilevato questa cosa. Tra l'altro quando hanno fatto il rigiro delle gomme ho visto che hanno utilizzato la dinamometrica per stringere i bulloni, cosa che non ho mai visto fare da un gommista. Chapeau.
 
Io ho cercato di capire meglio la reale frequenza di questo problema. Ho recentemente fatto il tagliando nell' officina di una grossa concessionaria ufficiale che ogni giorno ha sui ponti 4 o 5 tra Stelvio e Giulia, parliamo quindi di una casistica approssimata di circa un migliaio di queste auto che passano da loro ogni anno. Considerando da quanti anni sono usciti questi modelli quindi parliamo di diverse migliaia di veicoli. Loro non hanno mai avuto nemmeno un caso di intervento dovuto alla rottura dei contralberi. Mi ha fatto vedere che ne avevano lì in riparazione due con problemi di bassa pressione olio (casistica più diffusa) , una Giulia con crepa nel quarto cilindro che sostituiva il motore (casistica molto più rara della bassa pressione), ma mai nessuna è entrata da loro con la rottura dei contralberi. Ovviamente non sono una statistica completa ma è innegabile che questo problema del bullone dei contralberi che si svita e fa cadere l' ingranaggio è , seppur certamente presente dati i numerosi casi documentati, non frequente. Il problema più grande è che è imprevedibile e colpisce a caso, in maniera del tutto randomica, anche il più scrupoloso dei proprietari. La difettosità dei motori con bassa pressione olio arriva a casi gravi perchè le prime versioni non avevano indicazione di pressione nell' infotainment e non ci si accorgeva di averla bassa, o se si accendeva saltuariamente la spia si andava avanti per mesi lasciando che le bronzine lentamente si consumassero. Monitorando con attenzione sull' infotainment (o tramite i nuovi dispositivi che permettono di farlo anche sulle pre 2020) è un problema ben gestibile da un utente attento. La crepa nel quarto cilindro è dovuta alle altissime temperature del fap che si trasmettono proprio in quella zona del monoblocco durante le rigenerazioni. Anche qui c'è la soluzione che tra l' altro risolve anche il primo problema dato che senza il gasolio diluito nell' olio quest' ultimo rimane pulito e lubrifica sempre come si deve e soprattutto non distrugge il gommino che continua a lavorare come si deve anche a chilometraggi molto elevati garantendo la pressione corretta. Ormai sono fatti assodati e incontestabili.
Personalmente ora che sono arrivato 90.000 km ho deciso di far effettuare il lavoro di messa in sicurezza della vite dell' ingranaggio ozioso dei contralberi, perchè mentre posso senza dubbio gestire i primi due problemi, nulla è possibile fare per prevenire questo, va solo a fortuna. E siccome sono molto soddisfatto della macchina sotto ogni punto di vista, per handling, estetica, prestazioni (è anche è molto ben accessoriata), ho deciso che la terrò ancora, ma non voglio più avere il pensiero che premendo il pulsante di avviamento mi si inchiodi il motore perchè un operaio non ha messo il frenafiletti sul bulloncino da 6 che tiene quell' ingranaggio.
Voglio solo godermela senza troppi pensieri per il tempo che ancora la terrò, quindi dopo queste valutazioni ho prenotato il lavoro.
 
Io ho cercato di capire meglio la reale frequenza di questo problema. Ho recentemente fatto il tagliando nell' officina di una grossa concessionaria ufficiale che ogni giorno ha sui ponti 4 o 5 tra Stelvio e Giulia, parliamo quindi di una casistica approssimata di circa un migliaio di queste auto che passano da loro ogni anno. Considerando da quanti anni sono usciti questi modelli quindi parliamo di diverse migliaia di veicoli. Loro non hanno mai avuto nemmeno un caso di intervento dovuto alla rottura dei contralberi. Mi ha fatto vedere che ne avevano lì in riparazione due con problemi di bassa pressione olio (casistica più diffusa) , una Giulia con crepa nel quarto cilindro che sostituiva il motore (casistica molto più rara della bassa pressione), ma mai nessuna è entrata da loro con la rottura dei contralberi. Ovviamente non sono una statistica completa ma è innegabile che questo problema del bullone dei contralberi che si svita e fa cadere l' ingranaggio è , seppur certamente presente dati i numerosi casi documentati, non frequente. Il problema più grande è che è imprevedibile e colpisce a caso, in maniera del tutto randomica, anche il più scrupoloso dei proprietari. La difettosità dei motori con bassa pressione olio arriva a casi gravi perchè le prime versioni non avevano indicazione di pressione nell' infotainment e non ci si accorgeva di averla bassa, o se si accendeva saltuariamente la spia si andava avanti per mesi lasciando che le bronzine lentamente si consumassero. Monitorando con attenzione sull' infotainment (o tramite i nuovi dispositivi che permettono di farlo anche sulle pre 2020) è un problema ben gestibile da un utente attento. La crepa nel quarto cilindro è dovuta alle altissime temperature del fap che si trasmettono proprio in quella zona del monoblocco durante le rigenerazioni. Anche qui c'è la soluzione che tra l' altro risolve anche il primo problema dato che senza il gasolio diluito nell' olio quest' ultimo rimane pulito e lubrifica sempre come si deve e soprattutto non distrugge il gommino che continua a lavorare come si deve anche a chilometraggi molto elevati garantendo la pressione corretta. Ormai sono fatti assodati e incontestabili.
Personalmente ora che sono arrivato 90.000 km ho deciso di far effettuare il lavoro di messa in sicurezza della vite dell' ingranaggio ozioso dei contralberi, perchè mentre posso senza dubbio gestire i primi due problemi, nulla è possibile fare per prevenire questo, va solo a fortuna. E siccome sono molto soddisfatto della macchina sotto ogni punto di vista, per handling, estetica, prestazioni (è anche è molto ben accessoriata), ho deciso che la terrò ancora, ma non voglio più avere il pensiero che premendo il pulsante di avviamento mi si inchiodi il motore perchè un operaio non ha messo il frenafiletti sul bulloncino da 6 che tiene quell' ingranaggio.
Voglio solo godermela senza troppi pensieri per il tempo che ancora la terrò, quindi dopo queste valutazioni ho prenotato il lavoro.
Scusa ma come è possibile sostenere che il dpf generi temperature tali da far crepare la camicia di un cilindro? Le temperature in camera di combustione sono decisamente superiori a quelle del dpf, e oltretutto non capisco come possa un apparato esterno al motore generare temperature tali da passare: coibentazione, monoblocco, intercapedini di circolazione del liquido di raffreddamento e far crepare la camicia. Se così fosse poi il problema sarebbe si tutti i motori mentre invece non è così. Inoltre ci sarebbe mezzo vano motore fuso a partire dall'astina olio, tubazioni gas climatizzatore, pompa freni ecc. Io in 230 mila km non nulla di tutto ciò...
 
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La temperatura elevata del dpf scalda la parte del cilindro per irraggiamento e di conseguenza quel cilindro farà più fatica a smaltire il calore.. il materiale alla fine a uno stress termico che può causare danni.. ovviamente se uno è sempre in autostrada e le rigenerazioni sono a intervalli lunghi e durano poco non è la stessa cosa dove le rigenerazioni sono a intermittenza a intervalli brevi durano a lungo a basse velocità o addirittura al minimo.. che un dpf a 700/800 gradi per periodi lunghi e prolungati possa rovinare un cilindro per irraggiamento da calore è più che possibile.. specialmente perché alluminio si scalda velocemente ed è molto più delicato di un blocco di ghisa.. anche i materiali hanno la loro importanza e criticità..
 
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La temperatura elevata del dpf scalda la parte del cilindro per irraggiamento e di conseguenza quel cilindro farà più fatica a smaltire il calore.. il materiale alla fine a uno stress termico che può causare danni.. ovviamente se uno è sempre in autostrada e le rigenerazioni sono a intervalli lunghi e durano poco non è la stessa cosa dove le rigenerazioni sono a intermittenza a intervalli brevi durano a lungo a basse velocità o addirittura al minimo.. che un dpf a 700/800 gradi per periodi lunghi e prolungati possa rovinare un cilindro per irraggiamento da calore è più che possibile.. specialmente perché alluminio si scalda velocemente ed è molto più delicato di un blocco di ghisa.. anche i materiali hanno la loro importanza e criticità..
E tutto questo senza danneggiare nessun'altro componente?? Dai su
 
E tutto questo senza danneggiare nessun'altro componente?? Dai su
La spiegazione che ti è stata data è corretta sia per quanto riguarda la parte sul calore e i materiali sia per il tipo di uso. Chi fa prevalentamente autostrada rigenera ad intervalli chilometrici moto più elevati e fa lavorare il motore per lunghi tragitti in temperatura di esercizio ottimale, quindi fa meno rigenerazioni a parità di km con tutto quello che questo comporta in termini di temperature e diluizione del gasolio nell' olio. Infatti il nostro 2.2 usato così macina km senza nessun problema. Più ci si allontana da questo uso ottimale più le problematiche legate alle rigenerazioni, intese come temperature e diluizione del gasolio nell' olio , rendono delicato questo motore. I correttivi ci sono e ciascuno farà le sue valutazioni in merito su cosa fare. Per quanto riguarda la vite dei contralberi, oggetto di questa discussione, dipende invece solo da quale operaio c' era in linea di montaggio tra una cassa integrazione e l' altra e se il frena filetti ogni tanto se lo dimenticava soltanto o magari non lo metteva per dispetto.
 
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Il dpf non arriva alla temperatura necessaria per fondere l’alluminio, pertanto un eventuale rottura è più riconducibile ad un difetto produttivo (può succedere che in una colata si verifichi una “cricca”) che al calore del dpf.
Indubbiamente poi un uso inappropriato di un motore diesel può creare dei problemi, quindi se si compra un diesel per fare qualche piccolo giretto in città non bisogna stupirsi se poi si rompe.
Per quanto riguarda il frena filetto non penso che sia il problema dei controalbero, per come è montato l’ingranaggio non c’è un reale motivo per creare un allentamento della vite.
 
La spiegazione che ti è stata data è corretta sia per quanto riguarda la parte sul calore e i materiali sia per il tipo di uso. Chi fa prevalentamente autostrada rigenera ad intervalli chilometrici moto più elevati e fa lavorare il motore per lunghi tragitti in temperatura di esercizio ottimale, quindi fa meno rigenerazioni a parità di km con tutto quello che questo comporta in termini di temperature e diluizione del gasolio nell' olio. Infatti il nostro 2.2 usato così macina km senza nessun problema. Più ci si allontana da questo uso ottimale più le problematiche legate alle rigenerazioni, intese come temperature e diluizione del gasolio nell' olio , rendono delicato questo motore. I correttivi ci sono e ciascuno farà le sue valutazioni in merito su cosa fare. Per quanto riguarda la vite dei contralberi, oggetto di questa discussione, dipende invece solo da quale operaio c' era in linea di montaggio tra una cassa integrazione e l' altra e se il frena filetti ogni tanto se lo dimenticava soltanto o magari non lo metteva per dispetto.
Se qualche figlio di B d non mette il frena filetto per dispetto e’ solo un soggetto da prendere a calci in …. E licenziare subito.
 
La spiegazione che ti è stata data è corretta sia per quanto riguarda la parte sul calore e i materiali sia per il tipo di uso. Chi fa prevalentamente autostrada rigenera ad intervalli chilometrici moto più elevati e fa lavorare il motore per lunghi tragitti in temperatura di esercizio ottimale, quindi fa meno rigenerazioni a parità di km con tutto quello che questo comporta in termini di temperature e diluizione del gasolio nell' olio. Infatti il nostro 2.2 usato così macina km senza nessun problema. Più ci si allontana da questo uso ottimale più le problematiche legate alle rigenerazioni, intese come temperature e diluizione del gasolio nell' olio , rendono delicato questo motore. I correttivi ci sono e ciascuno farà le sue valutazioni in merito su cosa fare. Per quanto riguarda la vite dei contralberi, oggetto di questa discussione, dipende invece solo da quale operaio c' era in linea di montaggio tra una cassa integrazione e l' altra e se il frena filetti ogni tanto se lo dimenticava soltanto o magari non lo metteva per dispetto.
Io farei un ragionamento diverso. Sono il progettista e so che quel componente, se cade, fa rompere il motore; mi affido quindi ad una vitarella da pochi centesimi ed a un frenafiletti che, col tempo , il calore e le vibrazioni può perdere le sue caratteristiche ?! Se é così é il progettista da prendere a calci e non l’operaio alla catena di montaggio. Io credo (e spero) che invece il frenafiletti, sia solo una concausa e nemmeno la più importante. In altri punti, e chi si è fatto il filtro centrifugo da solo sa di cosa parlo, ce ne hanno messe fin troppe di viti in sicurezza. Penso quindi che il frenafiletti in quel punto sia solo un ‘di più’ per un componente che progettualmente non avrebbe dovuto avere problemi. Se invece non é così e non hanno messo un dado e controdado al posto di un collante , allora…..
 

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